Il caso Liliana Resinovich: Aggiornamento del 13.01.2025 Aggiornamento e analisi della sua vita sino alla sua sparizione

Palermo, 13/01/2025

di Roberto Puleo

 

La Procura di Trieste ha concesso un’ulteriore proroga di 30 giorni all’antropologa Cristina Cattaneo per il deposito della sua consulenza e perizia. Questa decisione rappresenta un punto cruciale per determinare alcuni aspetti fondamentali del caso, inclusa la possibilità di confermare l’ipotesi di omicidio o di suicidio.

A seguito di questa proroga, non sono mancate critiche e polemiche da parte di criminologi e opinionisti televisivi, i quali hanno espresso dubbi sull’utilità di ulteriori indagini, sostenendo che non emergerebbero nuovi elementi in grado di cambiare l’orientamento del caso. Tuttavia, appare chiaro che la riapertura dell’indagine per omicidio da parte della Procura di Trieste si basa su indizi ritenuti significativi, con l’obiettivo di verificare 25 punti cruciali che sembrano indicare un omicidio, anziché un suicidio.

In particolare, l’affidamento di una consulenza alla professoressa Cristina Cattaneo, nota per la sua professionalità e competenza, rappresenta un passaggio fondamentale. Le critiche mosse alla sua figura appaiono ingiustificate e prive di fondamento. Si consiglia a tutti di attendere con pazienza i risultati della consulenza, evitando speculazioni che rischiano di alimentare confusione in un caso già complesso.

Chi era Liliana Resinovich?

Liliana Resinovich, una donna discreta e riservata, è al centro di una delle vicende più enigmatiche degli ultimi anni. La sua storia, intrecciata con amore, quotidianità e mistero, ci riporta a un tragico evento. Nata il 26 aprile 1958, Liliana era la figlia più giovane di Maria e Giuseppe, detto Pino. Fin da giovane mostrò un carattere timido ma deciso, ricco di iniziative. Dopo gli studi medi, frequentò corsi di dattilografia e ottenne una posizione lavorativa presso l’amministrazione stabili. Successivamente, raggiunse un importante traguardo nella pubblica amministrazione regionale, un successo che portò gioia non solo a lei ma anche alla sua famiglia.

Liliana visse due grandi storie d’amore. La prima fu con Claudio Sterpin, una relazione giovanile che riaffiorò anni dopo. La seconda, più duratura, fu con Sebastiano Visintin, che divenne suo marito nel 2005. I due si incontrarono nel 1989, in un caffè accanto al Teatro Verdi a Gorizia, durante una mostra fotografica. Dopo anni di relazione clandestina, Sebastiano si separò dalla moglie e si trasferì a Trieste, dove iniziò una convivenza stabile con Liliana. Nel 2015 si stabilirono in via Verrocchio, nel rione di San Giovanni, dove vissero fino alla tragica scomparsa di Liliana.

Liliana era una donna dai molteplici interessi: amava la musica di Lucio Battisti, la poesia, la fotografia e il cinema, con una predilezione per i film di fantascienza. Dopo la perdita della madre nel 2012, Liliana fu profondamente segnata dal lutto, accentuando un lato malinconico del suo carattere. Il pensionamento, inizialmente vissuto come una liberazione, divenne col tempo un peso.

La donna aveva un rapporto stretto con i suoi familiari e amici più intimi, ma manteneva sempre un alone di riservatezza. Questo aspetto, unito al suo spirito introspettivo, rende ancora più difficile decifrare le dinamiche che hanno preceduto la sua scomparsa.

La scomparsa e il ritrovamento

Il 14 dicembre 2021 Liliana uscì di casa senza dare alcun segno di disagio o preoccupazione. Le telecamere della scuola di polizia di via Damiano Chiesa catturarono le sue ultime immagini, mostrandola immersa nella sua routine quotidiana.

Il 5 gennaio 2022, il suo corpo senza vita fu ritrovato nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, avvolto in sacchi di plastica. Sebbene la scoperta abbia posto fine alla ricerca, ha aperto un nuovo capitolo di interrogativi senza risposta. Tra le domande ancora irrisolte, spiccano quelle legate agli ultimi movimenti di Liliana, alle sue interazioni personali e agli eventi che potrebbero aver innescato il tragico epilogo.

Le modalità del ritrovamento, così come l’assenza di segni di violenza evidenti sul corpo, hanno sollevato interrogativi complessi. La scena del ritrovamento, inoltre, presenta elementi che potrebbero suggerire una messa in scena, aprendo ulteriori piste investigative.

Considerazioni criminologiche

Il caso Resinovich rappresenta un complesso intreccio di elementi personali e ambientali. La figura di Liliana emerge come quella di una donna riservata, con una vita interiore ricca di riflessioni e malinconie, acuite dalla perdita della madre e dai cambiamenti legati al pensionamento. Tuttavia, la presenza di elementi anomali, come lo scooter collegato a una società di Palermo e passato di mano tra vari proprietari, solleva interrogativi inquietanti.

Alcuni dettagli, come la coincidenza di indirizzi e movimenti di persone vicine a Liliana, lasciano intravedere la possibilità di un coinvolgimento esterno. Gli esperti sottolineano l’importanza di non trascurare alcuna pista investigativa, soprattutto considerando i possibili legami tra la vita personale di Liliana e il contesto più ampio in cui è avvenuta la sua scomparsa.

Mentre l’attenzione mediatica resta alta, è essenziale evitare facili conclusioni e attendere gli sviluppi delle indagini con fiducia nel lavoro della Procura. L’analisi del caso Resinovich non è solo un esercizio investigativo, ma anche un’occasione per riflettere sulla fragilità umana e sui misteri che possono nascondersi dietro le vite più apparentemente ordinarie.

Dr. Roberto Puleo, Criminologo Qualificato AICIS