Torna Domeniche Criminali, l’atteso appuntamento dell’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza che ci porta a riflettere sui confini sottili tra legalità e violenza, tra luoghi di pace e improvvisi teatri di terrore. Quest’oggi, attraverso un piccolo salto nel tempo, vi raccontiamo un evento perfettamente aderente al titolo della rubrica che ha violato uno spazio sacro e ha scosso una comunità intera, sollevando interrogativi non solo sulla sicurezza, ma anche sui meccanismi che spingono a sfidare ogni regola morale e religiosa.
Era l’11 dicembre 2022, una tranquilla domenica sera a Orta di Atella, nel Casertano. Nella chiesa evangelica di via San Michele, circa 70 persone erano riunite per il culto serale, un momento di raccoglimento e fede. Alle 20:30 circa, sei uomini a volto coperto, armati di pistole e coltelli, fecero irruzione, trasformando quella serata in un incubo.
La banda agì con precisione e rapidità. Uno dei criminali, presumibilmente il capo, puntò una pistola alla tempia dell’addetto alla sorveglianza situato all’ingresso, neutralizzandolo in pochi istanti. Successivamente, un altro membro della banda prese il suo posto come “palo”. Gli altri rapinatori entrarono nella sala principale, dove imposero il silenzio con minacce e intimidazioni, terrorizzando i presenti, tra cui molti bambini.
I rapinatori costrinsero i fedeli a consegnare le offerte, i cellulari e i preziosi, accumulando un bottino stimato in circa mille euro. Dopo pochi minuti, lasciarono la chiesa e fuggirono a bordo di un veicolo, imboccando uno degli svincoli della superstrada Nola-Villa Literno. I testimoni descrissero gli uomini come aventi accento napoletano, un dettaglio che ha orientato le prime indagini.
La vicenda ha suscitato grande indignazione nella comunità locale e non solo. Il pastore della chiesa, Dario Iazzetta, ha dichiarato: «Stiamo tutti bene grazie a Dio, anche se resta lo spavento e una profonda tristezza per chi offende così facilmente un luogo sacro. La nostra preoccupazione era per i bambini, ma Dio ci ha protetti».
Dal punto di vista criminologico, il caso offre diversi spunti di riflessione. La scelta di un luogo di culto come obiettivo è particolarmente significativa. I luoghi sacri sono tradizionalmente percepiti come spazi inviolabili, protetti non solo dalle leggi umane, ma anche da una sorta di codice morale universale. L’irruzione in una chiesa durante una funzione religiosa rappresenta un atto di profonda sfida alle norme sociali e culturali, oltre che legali.
Le indagini si sono concentrate sull’analisi delle telecamere di sorveglianza presenti nei dintorni della chiesa e lungo le possibili vie di fuga. I carabinieri hanno esaminato i filmati per individuare dettagli utili all’identificazione dei responsabili, mentre gli inquirenti hanno iniziato a costruire un profilo della banda. La dinamica dell’assalto — rapida, organizzata e priva di esitazioni — suggerisce che i criminali avessero già effettuato sopralluoghi e studiato i movimenti della comunità religiosa.
Un aspetto interessante dal punto di vista investigativo è l’uso della minaccia armata in un contesto fortemente emotivo come quello di una funzione religiosa. Questo non solo ha aumentato l’impatto psicologico sui presenti, ma ha anche ridotto al minimo il rischio di resistenza, garantendo alla banda una fuga rapida. Tuttavia, la scelta di un luogo così visibile e frequentato potrebbe indicare una certa temerarietà, o forse una sottovalutazione della capacità delle forze dell’ordine di reagire.
L’episodio ha sollevato un acceso dibattito sulla sicurezza nei luoghi di culto, con interventi di rappresentanti politici e comunitari. Giovanni Russo, Campano ed ex deputato tra le fila di Fratelli d’Italia fino all’ottobre del 2022, ha definito l’accaduto «un segno di quanto sia urgente rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio». presentando un’interrogazione parlamentare per discutere della situazione di Orta di Atella, descritta come una “terra di nessuno”.
Ma oltre alle implicazioni sociali e politiche, questo caso ci spinge a riflettere sulle motivazioni che portano a violare uno spazio sacro. Gli autori della rapina non si sono limitati a sottrarre beni materiali: hanno infranto un luogo di pace e fiducia, lasciando cicatrici emotive nella comunità.
Come spesso accade in vicende di questo tipo, la risposta giudiziaria e investigativa sarà cruciale non solo per assicurare i responsabili alla giustizia, ma anche per ristabilire un senso di sicurezza e fiducia tra i cittadini. I risultati delle indagini, ancora in corso, ci diranno se la banda era responsabile di altri crimini simili e se l’episodio rappresenta un caso isolato o parte di un fenomeno più ampio.
Concludiamo lasciando a voi lettori una riflessione: cosa spinge a calpestare i confini della sacralità e a trasformare un luogo di preghiera in un teatro di paura? In ogni caso trattato da Domeniche Criminali, non si tratta solo di raccontare un crimine, ma di esplorare le dinamiche profonde che lo generano. Anche questa volta, ci troviamo di fronte a un episodio che ci ricorda quanto sia necessario un impegno collettivo per difendere i valori fondamentali della nostra società.
Vi diamo appuntamento alla prossima settimana con un nuovo caso, per continuare insieme questo viaggio tra le ombre della criminologia e le luci della giustizia.
La redazione AICIS
Francesco Paolo IACOVELLI