L’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (AICIS) è un faro di eccellenza per la criminologia e la sicurezza in Italia, grazie alla partecipazione di professionisti altamente qualificati come l’Avvocato Francesco Rubino. Membro del comitato scientifico dell’associazione, Rubino rappresenta un punto di riferimento per il settore, garantendo un approccio multidisciplinare e innovativo che coniuga diritto, criminologia e investigazione. La vicenda del caso di Salvatore Aldobrandi, imputato dell’omicidio della giovane svedese Sargonia Dankha, è un esempio chiave in cui l’approccio metodico dei criminologi e l’expertise legale hanno trovato applicazione per giungere a una conclusione definitiva, nonostante le difficoltà iniziali.
Il caso di Sargonia Dankha: un Cold Case che ha attraversato frontiere
Nel 1995, Sargonia Dankha, una giovane donna di 21 anni, sparì senza lasciare tracce. La sua scomparsa venne legata sin da subito a Salvatore Aldobrandi, compagno della giovane, ma non si riuscirono a raccogliere prove concrete per confermare l’omicidio. La situazione legale si complicò ulteriormente in Svezia: in base alla legislazione locale, l’omicidio non poteva essere imputato senza il corpo della vittima. La mancanza di un cadavere rese impossibile l’accertamento del crimine, tanto che il caso venne archiviato, nonostante la forte congettura che Aldobrandi fosse coinvolto nella morte della ragazza.
L’analisi di questo aspetto legale è fondamentale: in Svezia, l’assenza di un cadavere fa sì che un omicidio non possa essere formalmente riconosciuto, una condizione che evidenzia le differenze significative tra le normative di vari paesi europei.
La svolta italiana: l’ergastolo per Aldobrandi
Nel 2024, dopo quasi trent’anni, il caso ha visto una risoluzione finalmente definitiva grazie alla giustizia italiana, che ha condannato Salvatore Aldobrandi all’ergastolo. L’aspetto centrale in questa condanna è l’adozione di un sistema giuridico più flessibile rispetto a quello svedese: l’Italia ha accettato come prova sufficiente la ricostruzione delle circostanze del delitto, nonostante la mancanza del corpo della vittima. A fare la differenza sono state le indagini condotte in Italia, che hanno permesso di raccogliere nuove prove decisive. È proprio attraverso l’analisi di queste evidenze che è stato possibile ottenere la condanna, dimostrando l’efficacia delle tecniche investigative avanzate.
Tra le prove chiave che hanno portato alla condanna, sono emersi elementi come testimonianze dirette e indirette, impronte digitali e tracce biologiche che legavano Aldobrandi alla vittima. In particolare, la ricostruzione della dinamica dei fatti, il profilo psicologico di Aldobrandi e il suo comportamento dopo la scomparsa della ragazza hanno rappresentato una componente determinante nel portare alla luce la verità. I dettagli investigativi sono stati cruciali per il processo, facendo emergere un quadro che ha chiaramente identificato il colpevole, nonostante il corpo della vittima non fosse stato trovato.
Il legale di parte civile, l’avv. Francesco Rubino, ha commentato sul Corriere della sera: “sentenza unica nella storia, onore alla giustizia italiana”.
La sentenza che ha condannato Aldobrandi rappresenta un esempio di come le prove non sempre devono essere materiali per essere decisive. La criminologia, in questo caso, ha giocato un ruolo fondamentale, mettendo in luce il comportamento dell’imputato e gli elementi contestuali che, uniti alle prove indirette, hanno costruito un caso solido. Le tracce biologiche e le testimonianze raccolte sono riuscite a colmare il vuoto lasciato dall’assenza del cadavere, un aspetto che evidenzia come la criminologia moderna e la psicologia forense possano contribuire a risolvere casi che sembrano irrisolvibili.
Questo caso mette in evidenza l’importanza di un approccio investigativo multidisciplinare. La combinazione tra tecniche investigative, criminologia comportamentale e diritto è essenziale per risolvere casi complessi come quello di Sargonia Dankha. Gli esperti dell’AICIS, come l’Avvocato Francesco Rubino, che ha contribuito all’analisi di questo caso, mostrano come una profonda conoscenza delle tecniche criminologiche e delle leggi possa essere determinante nel far emergere la verità, anche quando le evidenze sembrano scarse.
Il caso di Salvatore Aldobrandi e la risoluzione del cold case di Sargonia Dankha sono una testimonianza di come l’interazione tra giustizia, criminologia e investigazione possa portare a risposte definitive, anche a distanza di decenni. La sentenza italiana è il risultato di un lavoro investigativo accurato e di un sistema giuridico che ha saputo rispondere alle sfide imposte dalla mancanza di un cadavere, puntando su altri tipi di prove, testimonianze e analisi psicologiche.
L’AICIS, con l’approccio esperto di professionisti come l’Avvocato Francesco Rubino, continua a svolgere un ruolo cruciale nel garantire che la giustizia venga perseguita con rigore e precisione, in Italia e oltre i suoi confini, affrontando le sfide legali e criminologiche contemporanee con una visione moderna e integrata.
La redazione AICIS
Francesco Paolo Iacovelli