Adolescenti e Social Media, tra opportunità e pericoli

Abbiamo il piacere di presentarvi il libro a firma del dr. Giuseppe Lodeserto, Presidente dell’AICIS per la Regione Puglia. Titolo “Adolescenti e Social Media, tra opportunità e pericoli”, edizioni PE Primiceri Editore Padova. Il libro è in vendita presso le librerie o acquistabile su Amazon.

Qui di seguito la presentazione, con i migliori complimenti dell’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza.

L’amara constatazione che viviamo nell’era delle passioni tristi, un tempo in cui le emozioni umane sono profondamente influenzate dalle trasformazioni sociali e tecnologiche. Il concetto, introdotto da Miguel Benasayag e Gérard Schmit, descrive un periodo storico caratterizzato da un sentimento di incertezza e disillusione, particolarmente accentuato tra i giovani.  L’esordio non sarebbe però esaustivo, soprattutto considerando che la stessa epoca in questione è pregna di un livello di connettività senza precedenti,dove i social media giocano inesorabilmente un ruolo fondamentale, soprattutto tra gli adolescenti. Siamo, quindi in un’epoca delle passioni tristi e interconnesse!

Il presente volume si propone di esplorare, con una certa e ovvia cautela scientifica, le molteplici sfaccettature di questo scenario complesso, cercando di offrire una visione equilibrata tra i benefici e i rischi che l’uso dei social media comporta.

Sembra la solita retorica, ma l’adolescenza è una fase cruciale dello sviluppo umano, un periodo di trasformazioni fisiche, cognitive, emotive e sociali profonde.  “L’adolescenza è il momento in cui si costruisce l’identità e si cerca di comprendere il proprio posto nel mondo”, direbbe Galimberti. Ed è proprio in tali dinamiche che i social media possono essere visti sia come strumenti potenti per l’espressione di sé e la connessione sociale, sia come perfide piattaforme che possono esporre i giovani a rischi significativi, come il cyberbullismo, la dipendenza e l’esposizione a contenuti inappropriati.

I social media offrono sicuramente la possibilità di ampliare le proprie reti sociali e accedere a nuove forme di apprendimento e creatività. Gli adolescenti possono trovare comunità di supporto, sviluppare competenze digitali, divertirsi e partecipare a movimenti sociali, acquisendo una voce in un mondo sempre più interconnesso ma sordo. Come osserva lo psicologo americano Howard Gardner, “I social media offrono agli adolescenti una piattaforma per esplorare e sviluppare la loro identità in modi che erano inimmaginabili per le generazioni precedenti” e questo, è un dato palesemente evidente.

D’altro canto, però, è imprescindibile affrontare e discutere i pericoli associati all’uso dei social media. La sovraesposizione a contenuti negativi, a volte violenti e la pressione sociale possono influenzare negativamente l’autostima, il benessere psicologico degli adolescenti e la salute mentale. E allora “La tecnologia, senza un’adeguata consapevolezza e guida, può diventare uno strumento di alienazione anziché di liberazione”. Diremmo allora, che tra le pieghe di questa nuova epoca, c’è anche il rischio di una vera e propria “demenza digitale”, per dirla alla Manfred Spitzer.

In questo volume, si affrontano tali temi con un certo rigore e sensata profondità, offrendo prospettive psicosociologiche, pedagogiche e giuridiche. Le pagine presentate, inoltre, non solo evidenziano i benefici e i rischi, ma propongono anche riflessioni pratiche per genitori, educatori e policy maker per guidare o almeno orientare gli adolescenti verso un uso consapevole e responsabile dei social media, tra identità sociali, private, intime e digitali.

L’opera non si limita a una mera descrizione dei fenomeni, ma rappresenta un invito a riflettere sul ruolo che la società può e deve avere nell’accompagnare i giovani in un mondo digitale in continua evoluzione. Solo attraverso un dialogo aperto e informato possiamo sperare di massimizzare i benefici e mitigare i rischi, garantendo così un futuro più sicuro, passioni più serene, motivanti e stimolanti per le nuove generazioni.

Il digitale può stimolare emozioni, ma non può costruire sentimenti. I sentimenti sono sostegni vitali continui, le emozioni invece rispondono a uno stimolo e si esauriscono quando lo stimolo cessa. Con internet l’uomo entra all’interno di una dimensione robotica, ma il nostro cervello è diverso da quello digitale proprio per la sua sfera affettiva e per la sua creatività, è diverso da un cervello digitale.

Se queste caratteristiche non servono in una società virtuale e anaffettiva come la nostra, nella società reale sono sentimenti necessari se vogliamo che la relazione con l’altro rimanga sempre e non muoia.

Internet ha cambiato il nostro modo di comunicare. Oggi, infatti, lo spazio relazionale non è più descritto dalla fisica o dalla geometria, cioè uno spazio con limiti e confini ben definiti, ma un perimetro virtuale dove il concetto di spazio non scompare, ma si ri-crea, si ri-struttura, per diventare un non-luogo, uno spazio dove la gente si nutre di connessioni senza mai incontrarsi.

Siamo talmente bombardati, da una serie di informazioni e di stimoli, che non sappiamo più da che parte andare. Viviamo in una società liquida dominata da una informazione digitalizzata che è riuscita a violentare la nostra memoria e a derealizzare i nostri ricordi. Sappiamo tutti, infatti, che una società senza ricordi è una società senza futuro che nulla ha da raccontare alle generazioni che verranno.

L’unica cosa che oggi sappiamo fare è salvare una quantità di dati nei cloud o in cartelle dove basta un semplice click e tutto sparisce.