Aggressioni ai sanitari e agli operatori di polizia, oltre cento partecipanti al seminario della dottoressa Federica Di Pietrantonio

Oltre 100 partecipanti per un tema molto sentito ed una docente di indiscussa qualità e bravura. Stiamo parlando del seminario webinar in tema di “Le aggressioni al personale sanitario e di polizia come rischio professionale”. La lezione della dottoressa Federica Di Pietrantonio, Criminologa qualificata AICIS e membro dell’Accademia di Scienze Forensi, è stata introdotta dal dr. Nicola Sangiorgi, laureato in Scienze Criminologiche e operativo presso l’USL Romagna.

Le statistiche:

Il fenomeno è tristemente noto a tutti perché i dati sono sconcertanti: nel 2023, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (istituito nel 2022) le segnalazioni sono state oltre 16000. Di queste, il 26% sono aggressioni fisiche, il 6% aggressioni contro i beni di proprietà dell’operatore aggredito e il 68% aggressioni verbali. Una violenza senza senso se si considera che le aggressioni vengono perpetrate in un ambiente nel quale, nell’interesse di tutti (malati, familiari e operatori sanitari), si dovrebbe preservare la massima tranquillità. I dati citati collimano con quelli raccolti dall’INIL, ente che si occupa degli infortuni sul lavoro. Secondo i dati raccolti dall’Istituto i casi di aggressione e violenza ai danni del personale sanitario accertati dall’Inail nel 2022 sono stati più di 1.600, in aumento sia rispetto al 2021 sia rispetto al 2020, quando l’accesso alle strutture ospedaliere e assistenziali è stato fortemente limitato a causa dell’emergenza Covid-19. Avverte però l’INAIL che si tratta di un dato parziale perché non comprende i medici e gli infermieri liberi professionisti che non sono assicurati dall’Inail, inclusi i medici di famiglia e le guardie mediche. Anche se in ripresa rispetto al biennio precedente, il dato del 2022 resta al di sotto di quanto rilevato nel periodo ante pandemia: nel 2018 e 2019, infatti, i casi di violenza nella sanità sono stati oltre duemila all’anno.

Nella maggioranza dei casi gli aggressori sono i pazienti e i loro parenti. Escludendo gli infortuni da Covid-19, che hanno colpito gli operatori sanitari più di qualsiasi altra categoria di lavoratori, circa il 10% degli infortuni occorsi a chi lavora in corsia e riconosciuti positivamente dall’Istituto è riconducibile a un’aggressione, mentre nell’intera gestione assicurativa Industria e servizi la stessa quota si ferma al 3%. In massima parte si tratta di violenze perpetrate da persone esterne all’impresa sanitaria, come i pazienti e i loro parenti, mentre sono molto più contenuti i casi che riguardano liti tra colleghi, pari a circa il 7%, e aggressioni da parte di animali, subite principalmente dai veterinari, che sono circa il 6%.

Il seminario: 

Il dato statistico è stata solo la base di partenza dell’interessante trattazione della dottoressa Federica Di Pietrantonio che ha analizzato puntualmente gli aspetti psicologici e giuridici relativi al fenomeno.

Una trattazione avvalorata non solo dalle conoscenze teoriche della docente, ma anche da una sperienza sul capo maturata in anni di lavoro presso l’Ospedale Bambin Gesù della Capitale.

L’incontro, del resto, si è incentrato molto sulle tecniche di carattere psicologico volte a gestire le criticità. La prossemica, il linguaggio non verbale, l’approccio neuro-linguistico nell’uso delle parole, il controllo emotivo e la capacità empatica di comprendere i motivi d’ansia e di paura dell’aggressore, sono strumenti di raffreddamento delle situazioni pericolose.

Non sono mancati, infine, i  riferimenti di ordine giuridico: proprio di recente la legislazione ha introdotto l’arresto anche differito di 48 ore nei confronti di soggetti violenti autori di danneggiamenti alle strutture sanitarie e di aggressione al personale.