IL DELIRIO RELIGIOSO TRA VIOLENZA E FOLLIA

A cura del Dr. Alessandro Grimaldi

 

Il delirio religioso

La riflessione che segue dà per scontati tre presupposti che, per la loro complessità, meritano un approfondimento in altra sede:

– l’azione violenta di matrice religiosa non sempre è conseguenza di una mente criminale;

– non è detto che il delirio religioso sia riconducibile a qualche forma di satanismo, anzi, nella maggior parte dei casi, il contesto confessionale è fortemente ostile alla personificazione del male;

– l’ambiente vitale dove matura l’esaltazione mistica è spesso alimentato da un pensiero tendente a manipolare la riflessione teologica, rendendola criminale.

I deliri religiosi, infatti, sono la conseguenza estrema di credenze tossiche che portano a conclusioniesasperate e, in alcuni casi, attivano comportamenti violenti contro ciò che rappresenta il male, il diavolo incarnato e/o la presunta struttura di peccato, in vista della salvezza eterna.

Nel manuale diagnostico non sono contemplati i deliri mistici così definiti. Nella sezione riguardante le “Caratteristiche chiave che definiscono i disturbi psicotici”, si introduce il concetto di delirio e, quando si accenna al contenuto del disturbo, tra i temi diversi si inserisce anche quello religioso.

Alcune caratteristiche associate ai deliri, come le allucinazioni visive e uditive, il pensiero disorganizzato (es. la presunta ispirazione della stravagante predicazione) e altre manifestazioni sensoriali, nel delirio dal contenuto religioso, vengono interpretate come segnali soprannaturali.

Anche se la letteratura specialistica associa i deliri religiosi a disturbi psicotici, non si deve commettere l’errore di riconoscere come pericolosaogni esaltazione manifesta. Alcune persone, infatti, vivono esperienze religiose intense senza sviluppare comportamenti violenti o malati. La differenza risiede spesso nella struttura della personalità e nel contesto culturale e sociale del soggetto.

Sul piano comportamentale il religioso delirante esaspera la preghiera, ricercando l’esperienza mistica estrema. Dal punto di vista relazionale è proiettato verso forme di proselitismo che trovano nelle sensibilità più acute terreno fertile per attecchire. Nel concreto il tutto si traduce in rappresentazioni simboliche e azioni pratiche che utilizzano anche l’uso della violenza.

Non sempre un delirio mistico, quindi, dà seguito a violenza. Ci sono dei fattori, però, che possono aumentare questa possibilità: isolamento sociale; influenza di terzi (leader carismatico); stress o traumi; contesto socio-culturale.

 Isolamento sociale e manipolazione mentale

L’isolamento dal proprio sistema comunitario di riferimento può portare alla scissione del sé, con conseguenze sul piano cognitivo, emotivo e relazionale. Può accadere che, in mancanza di supporto sociale, per reagire alla solitudine e/o in risposta a segnali più o meno evidenti di depressione o ansia, le persone sensibili cerchino soddisfazioni in esperienze religiose straordinarie, consolidando, invece, la lorofragilità emotiva. In altri termini, accade che il delirio mistico si pone come meccanismo di difesa, in risposta al disagio.

Non è un caso, infatti, che, in diverse situazioni, il delirio emerge a seguito di un’influenza esterna, di solito da parte di un leader carismatico che, a supporto della sua predicazione, crea un gruppo di seguaci e, quindi, una comunità che, apparentemente, accoglie  coloro che si sentono emarginati.

La condizione di fragilità delle persone isolate che si uniscono a questi gruppi, in breve tempo, sviluppadipendenza emotiva e può favorire l’emergere di tratti compatibili con l’ideazione paranoide e, quindi, la convinzione che le persone estranee al gruppo siano pericolose, da evitare e, in situazioni estreme, da eliminare. In alcuni casi, invece, si arriva a percepire la società tutta e la vita stessa come pericolo, in contrapposizione ad una condizione ultraterrena felice, da raggiungere il prima possibile.

La comune di Jonestown, guidata da Jim Jones, è un esempio tragico di come l’isolamento sociale possa portare a deliri religiosiorientati in tal senso. I membri del Tempio del Popolo furono isolati in una comunità remota in Guyana, lontani dai loro contesti sociali originari. Questo isolamento permise a Jones di esercitare un controllo totale sui seguaci, infondendo in loro credenze paranoiche che culminarono nel suicidio di massa del 1978.

La setta giapponese AumShinrikyo, guidata da ShokoAsahara, è un altro esempio di manipolazione mentale a seguito di isolamento sociale. Molti seguaci di Asaharaerano giovani professionisti e studenti universitari desiderosi di dare un significato alla loro vita. Il loro isolamento dal resto della società permise ad Asahara di inculcare deliri apocalittici, che sfociarono nell’attacco del 1995, con gas sarin, alla metropolitana di Tokyo.

Nel contesto contemporaneo, l’isolamento sociale è amplificato dall’uso di internet e dei social media. Le persone isolate possono facilmente entrare in contatto con comunità online che promuovono credenze estremiste, alimentando il delirio. Ad esempio, l’ISIS ha utilizzato abilmente internet per reclutare, da tutto il mondo e radicalizzare individui isolati, in nome di Allah e di una discutibile interpretazione del Corano.

Alcune possibili strategie per prevenire l’isolamento sociale di matrice pseudo-religioso:

– proporre corsi di aggiornamento per gli operatori dei contesti già attivi sul piano dell’intervento preventivo e di supporto, coinvolgendo anche le famiglie e i leader delle comunità formalmente riconosciuti;

– rivolgersi ai gruppi e ai movimenti religiosi con programmi di educazione e sensibilizzazione atti a prevenire l’isolamento sociale e ad individuare le credenze estreme per prevenire la radicalizzazione;

– fornire supporto psicologico individuale a persone che mostrano segni di isolamento e vulnerabilità, con una particolare attenzione alla sfera relazionale;

– monitoraggio e contrasto della radicalizzazione online, attraverso l’individuazione della propaganda pseudoreligiosa estremista;

 La promozione della violenza da parte dei leader carismatici

I leader carismatici svolgono un ruolo centrale nell’istigazione della violenza. La loro capacità di influenzare e manipolare i seguaci si basa su alcune caratteristiche comuni a tutti: retorica convincente, fascino personale, autorità morale, manipolazione psicologica.

La rielaborazione mentale, come già accennato, trova il suo terreno fertile nei contesti di isolamento. I leader carismatici utilizzano varie tecniche per ottenere il controllo sui loro seguaci e indurli a commettere atti violenti: induzione del delirio religioso, convincendo i seguaci della bontà dei rapporti con il divino; squalifica del presunto nemico, considerato il male, per giustificare la violenza; rafforzamento del gruppo che, attraverso rituali e pratiche di coesione, assume i tratti di una setta.

A Jim Jones, ad esempio, fa eco David Koresh, leader della setta dei Davidiani, che presentandosi come messia, convinse i suoi seguaci a prepararsi per un’imminente apocalisse. La sua interpretazione delle Scritture e la convinzione della sua missione divina portarono all’assedio di Waco nel 1993, che terminò con un incendio e la morte di 76 membri della setta.

Osama bin Laden, leader di al-Qaeda, fece leva sul sentimento pseudoreligioso di molti seguaci per giustificare le violenze e il ‘martirio’ attraverso il suicidio (i c.d. ‘kamikaze’). Bin Laden, infatti, convinse i suoi seguaci che le loro azioni erano parte di un jihad (guerra santa) contro gli infedeli, promettendo ricompense celesti ai martiri. I fatti dell’11 settembre 2001 sono l’esempio più drammatico di questa azione delirante.

I seguaci di leader carismatici spesso subiscono profondi cambiamenti psicologici: si conformano ai comportamenti promossi, anche se questi contraddicono le norme sociali; sviluppano una forte dipendenza emotiva; perdono progressivamente la capacità di giudizio, accettando incondizionatamente le idee e le direttive del leader; mostrano ostilità nei confronti degli ‘infedeli’ che non la pensano come loro.

Anche in questo caso la prevenzione passa attraverso l’osservazione, l’intervento sociale e il supporto psicologico. Tutti strumenti validi per contrastare la manipolazione carismatica, sempre in rete con la comunità educante e gli altri operatori impegnati nella relazione d’aiuto.

 Motivi di stress e natura traumatica

Le varie forme di trauma e lo stress correlato alle difficoltà personali sono fattori chiave che possono innescare o aggravare i deliri mistici, rendendo le persone fragili più suscettibili ad interpretazioni soprannaturali della realtà. I meccanismi che si innescano possono essere di natura neurobiologica e psicologica.

Nel primo caso, gli eventi traumatici e lo stress eccessivo attivano, come risposta dell’organismo, il rilascio di ormoni (cortisolo e adrenalina), che preparano il corpo a reagire alla minaccia percepita. Inoltre, l’esposizione prolungata allo stress può portare a cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello (es. la riduzione dell’ippocampo; l’iperattività dell’amigdala), con conseguenze sulle risposte emotive.

Sul piano psicologico, il trauma e lo stress possono causare esperienze di dissociazione, con conseguente distacco dalla realtà. Condizione, questa, che può essere interpretata come esperienza mistica e provocare reazioni deliranti e violente.

Giovanna d’Arco, al di là delle molteplici possibili convinzioni personali di ognuno,viene riportato come esempio di delirio mistico innescato da stress post-traumatico. Durante la guerra dei Cent’anni, Giovanna riportò visioni e sentiva voci che la spingevano a guidare la Francia contro il nemico inglese.

Molti sopravvissuti a conflitti armati sviluppano deliri mistici come meccanismo di coping per affrontare il trauma della guerra. Ad esempio, i bambini soldato in Africa spesso riferiscono visioni e convinzioni mistiche che giustificano le loro azioni violente.

Le vittime di abusi e violenza domestica possono sviluppare deliri mistici come risultato del trauma subito. La letteratura di settore riporta casi di persone abusate che hanno iniziato a credere di essere speciali o scelti da una forza divina come parte di un piano più grande, trovando conforto e significato in queste convinzioni tossiche.

Il supporto psicologico, maggiormente in questi casi esteso alla famiglia, è essenziale. Le tecniche di gestione dello stress possono aiutare a fronteggiare l’evento traumatico, anche attraverso una ricollocazione del religioso simbolicamente rappresentato all’interno della propria esperienza.

 Il contesto religioso

Il contesto religioso gioca un ruolo cruciale nell’interpretazione dei deliri mistici. Le culture che esasperano il martirio e la guerra santa possono creare un terreno fertile per la giustificazione della violenza in nome della religione o della spiritualità.

Il martirio, ovvero il sacrificio della propria vita per una causa religiosa o spirituale, è spesso venerato in molte tradizioni religiose. Questa venerazione può fornire un potente incentivo psicologico e sociale per le persone che credono di essere chiamate a compiere atti estremi per la loro fede.

Nel cristianesimo dei primi secoli (e non solo), per esempio, molti martiri furono idolatrati. La morte subita per la loro fede fu interpretata erroneamente come pratica da ricercare, dando sfogo, in alcuni casi, a deliri mistici dagli effetti violenti. Per onestà intellettuale, chiariamo che il martirio cristiano è tale quando non ricercato con incoscienza, ma accolto dinanzi all’impossibilità di salvarsi senza negare la propria fede.

Il martirio è contemplato anche nella tradizione islamica. Per esempio, nell’impero ottomano, spesso le truppe in guerra abbracciavano la morte come sacrificio dovuto per ottenere ricompense da Allah.

All’isolamento sociale e alle responsabilità dei leader, aggiungiamo, in questo caso, i meccanismi di glorificazione del martirio e della guerra santa: i racconti violenti contenenti nei testi sacri; le commemorazioni delle battaglie e dei martiri caduti in guerra; le propagande del terrorismo internazionale.

 Conclusione

La correlazione tra violenza e delirio mistico è un fenomeno complesso che richiede un’analisi approfondita e multidisciplinare. Mentre non tutti i deliri mistici portano alla violenza, quelli che lo fanno possono avere conseguenze devastanti. Comprendere i meccanismi psicologici e sociali alla base di questi fenomeni è cruciale per prevenire tragedie future e promuovere un approccio più sano e sicuro alla spiritualità e alla religione. È indispensabile che la ricerca continui per poter identificare e mitigare i rischi associati ai deliri mistici estremi e intervenire prontamente e preventivamente. Un contributo utile arriva, in tal senso, dalla criminologia clinica, in dialogo con le altre discipline, alle quali affianchiamo, per una maggiore comprensione, la riflessione teologica. È importante, infatti, dal nostro punto di vista, comprendere quale teologia deviata alimenta il delirio al punto tale da attivare pratiche religiose criminali.

A cura del Dr. Alessandro Grimaldi

Criminologo qualificato ex L. 4/2013 A.I.C.I.S.