di Francesco Paolo Iacovelli
“La scienza è la conoscenza organizzata”: Albert Einstein
E’ proprio questa concezione che mi ha guidato nell’esplorare il caso di Vignale, una frazione di Traversetolo (Parma), dove il ritrovamento dei resti di due neonati in un contesto di sospetto crimine, offrono un’opportunità unica per unire la criminologia e le scienze forensi.
La triste vicenda ha dato luogo a un’indagine intricata che evidenzia l’importanza dell’archeologica forense nella ricostruzione storica della dinamica criminale. Questa disciplina si occupa della scoperta, analisi e interpretazione dei resti umani in ambienti clandestini o storici, fornendo un supporto essenziale alle indagini. In particolare, l’approccio archeologico applicato ai casi di cronaca permette di ricostruire eventi passati tramite l’uso di tecniche di scavo e analisi dei resti che uniscono competenze d’indagine criminale, antropologia forense e studi storici.
Infatti l’archeologia forense rappresenta un contributo scientifico-metodologico-investigativo, strutturato ed essenziale, assieme ad altre discipline come l’entomologia forense (definita molto sinteticamente come “l’applicazione dello studio degli insetti e degli antropodi a questioni legali”), la tossicologia forense ( definita molto sinteticamente come “la scienza che studia gli effetti delle sostanze chimiche che intervengono sugli organismi viventi od anche sugli oggetti), la botanica forense, e la genetica forense.
Individuazione del sito e rilievi archeologici
Nel caso di Vignale, l’attenzione si è focalizzata su una villetta apparentemente tranquilla, abitata da una famiglia conosciuta e ben inserita nella comunità locale. L’indagine ha avuto inizio il 9 agosto 2024, quando un’inconsueta sequenza di eventi ha portato alla scoperta di un fatto macabro. Durante una visita alla casa, la nonna della giovane Chiara S., mentre passeggiava in giardino, è stata trascinata da un comportamento inusuale del suo cane, il quale si dirigeva con insistenza verso un punto preciso del terreno, come se vi fosse nascosto qualcosa. Con crescente inquietudine, la donna ha rovistato appena sotto la superficie, fino a scoprire il corpo di un neonato, sepolto in fretta sotto uno strato sottile di terra.
Questa scoperta ha aperto un’indagine di ben più ampia portata, e la casa è stata sottoposta a minuziosi rilievi archeologici e forensi. Solo un mese più tardi, l’11 settembre 2024, i Carabinieri, durante ulteriori scavi nel giardino, hanno rinvenuto i resti di un secondo neonato, sepolto a una profondità maggiore, con segni evidenti che suggerivano un tentativo di occultamento pianificato risalente a circa un anno prima.
Il processo di scavo è stato eseguito con estrema attenzione, utilizzando rilievi stratigrafici dettagliati per accertare ogni alterazione della stratificazione del suolo. Gli archeologi forensi hanno adottato sofisticate tecnologie d’imaging, quali la tomografia del terreno e la fotogrammetria digitale, che hanno consentito di identificare con precisione le anomalie nel sottosuolo e di documentare la disposizione dei resti. L’analisi stratigrafica, insieme ai rilievi digitali, ha fornito informazioni cruciali sul posizionamento e sul contesto dei corpi, permettendo agli investigatori di ottenere una visione dettagliata della scena e di formulare ipotesi fondate sulla dinamica temporale dei seppellimenti, contribuendo in maniera decisiva alla ricostruzione dei tragici eventi.
Analisi forense e determinazione temporale
L’analisi forense, condotta con scrupolo dal team investigativo sotto la supervisione del Procuratore Alfonso D’Avino e della PM Francesca Arienti, ha rappresentato un elemento cardine per costruire un quadro accusatorio dettagliato. Gli investigatori hanno eseguito approfonditi test del DNA, confermando la maternità della giovane donna (Chiara S.), ora indagata per omicidio volontario e occultamento di cadavere. La certezza dell’identità materna ha intensificato le accuse e posto le basi per un’indagine ancora più ampia.
Per stabilire con esattezza la datazione dei resti, sono state impiegate tecniche avanzate come la datazione al radiocarbonio e l’analisi isotopica, fondamentali per determinare l’epoca esatta dei decessi. Questi esami hanno indicato che entrambi i neonati appartenevano alla stessa madre e che il secondo infanticidio risale a circa un anno prima del primo ritrovamento, delineando una sequenza temporale degli eventi che solleva nuove domande.
Parallelamente, l’esame tossicologico ha fornito dettagli utili per individuare eventuali sostanze chimiche presenti nei tessuti, sia materne sia neonatali, permettendo agli investigatori di verificare la presenza di eventuali agenti tossici o farmaci somministrati. Anche l’analisi botanica forense ha contribuito significativamente all’inchiesta: lo studio della vegetazione circostante i siti di sepoltura ha permesso di rilevare tracce di crescita vegetale anomala, suggerendo possibili manipolazioni del terreno in periodi specifici, coerenti con le ipotesi di seppellimento.
Questi elementi aggiuntivi, uniti al quadro psicologico complesso della giovane – che non aveva mai mostrato segni evidenti di gravidanza – e alle caratteristiche del contesto familiare, hanno fornito nuovi spunti per il team investigativo. La ricerca di risposte sul contesto, le motivazioni e il profondo silenzio che ha circondato queste vicende continua, mentre ogni dettaglio viene attentamente esaminato per ricostruire l’intricata dinamica degli eventi.
Profilo della giovane madre e contesto familiare
La giovane donna, di corporatura minuta ed esile, non aveva mai mostrato segni visibili di gravidanza, celando la sua condizione in modo tale che nessuno nel suo ristretto entourage familiare e sociale sospettasse alcunché. Vive con il padre, un imprenditore ben conosciuto nella zona, e la madre, impiegata in un ufficio locale. Studente di Giurisprudenza presso l’Università di Parma, la ragazza conduceva una vita apparentemente ordinaria e dinamica: oltre agli studi universitari, lavorava occasionalmente come baby-sitter, partecipava attivamente alla vita sociale, frequentava amici e trascorreva spesso serate in compagnia.
Questo quadro di normalità è stato confermato dalle dichiarazioni del fidanzato, un coetaneo residente nella stessa comunità, il quale ha riferito alle autorità di non aver mai sospettato una gravidanza. Anche la madre di lui ha confermato che nulla, nei comportamenti della ragazza, aveva destato il minimo dubbio.
L’assenza di segni visibili di gravidanza e la dissimulazione totale della sua condizione pongono complessi interrogativi per i periti incaricati di delinearne il profilo psicologico e sociale. Emergono questioni delicate, legate al contesto familiare, che sembrerebbe offrire stabilità e supporto, ma che appare anche caratterizzato da una sorta di “sottile riservatezza” in grado di facilitare il mantenimento di segreti profondi. Gli investigatori stanno ora indagando sulle dinamiche interne alla famiglia e sulle pressioni che la giovane potrebbe aver avvertito, cercando di comprendere se e come tali fattori abbiano potuto influenzare le sue scelte.
Le modalità del presunto crimine
L’analisi dettagliata dei rilievi scientifici ha portato alla ricostruzione accurata delle dinamiche che avrebbero contraddistinto il presunto crimine. Gli indizi raccolti suggeriscono che Chiara S. abbia dato alla luce il neonato in casa, in data 7 agosto, senza alcun tipo di assistenza medica. Le prove rinvenute indicano che, subito dopo il parto, il neonato sarebbe stato soffocato e, successivamente, occultato in una fossa scavata in maniera sommaria nel giardino di famiglia.
La squadra investigativa ha impiegato tecniche avanzate, tra cui l’imaging del sottosuolo e i rilievi stratigrafici, per individuare alterazioni recenti nel terreno. Questi metodi hanno rivelato segni inconfondibili di sepoltura clandestina, compatibili con un tentativo di occultamento rapido e non professionale. Le indagini si sono poi estese ad altre aree del giardino, dove i Carabinieri hanno scoperto i resti di un secondo neonato, sepolto in una zona vicina.
La scena del crimine è stata esaminata con il supporto della microscopia forense, che ha permesso di identificare tracce organiche e anomalie nella stratificazione del terreno, fornendo elementi chiave per determinare una cronologia precisa degli eventi. Inoltre, le analisi isotopiche e i test genetici hanno confermato la maternità della giovane su entrambi i neonati, risultando essenziali per stabilire una linea temporale certa delle nascite e delle sepolture.
Questi dati scientifici, integrati dai risultati degli esami autoptici, hanno permesso di delineare un quadro investigativo che indica un elevato grado di premeditazione e un possibile isolamento psicologico della giovane madre. Tale scenario pone in luce un contesto criminologico complesso e induce a interrogarsi su fattori sociali e psicologici profondi che potrebbero aver influito sulle sue azioni, richiedendo ulteriori approfondimenti per comprendere la portata criminologica e il contesto socio-psicologico in cui si sono verificati i fatti.
Implicazioni Psicologiche e Socio-Culturali
Le implicazioni psicologiche emerse da questo caso assumono una rilevanza cruciale, delineando il profilo della giovane come quello di una personalità problematicamente isolata sul piano emotivo. Nonostante la mancanza di precedenti comportamenti devianti o violenti, il ritratto psicologico suggerisce una profonda inclinazione all’isolamento, accentuata dal fatto che nessuno – nemmeno il fidanzato, considerato il padre del primo bambino – abbia mai sospettato nulla della sua condizione.
A testimoniare lo shock collettivo è il sindaco di Traversetolo, Simone Dall’Orto, che ha espresso incredulità di fronte a un crimine di tale efferatezza, sottolineando l’impatto devastante sulla comunità locale, da sempre nota per la sua coesione sociale e il clima di tranquillità. L’evento ha scatenato riflessioni su possibili pressioni sociali e culturali che potrebbero aver influenzato il comportamento della ragazza, pur senza alcuna conferma di influenze esterne o coercitive.
Possibili complicità e speculazioni
Tra gli abitanti si sono diffuse diverse ipotesi: alcuni sospettano che la giovane possa aver agito sotto l’influenza di un’associazione o di una setta, benché nessun elemento concreto avvalori tale possibilità. Altri invece suggeriscono che le sue difficoltà psicologiche possano aver giocato un ruolo determinante, configurandosi come un fattore che potrebbe aver contribuito alla tragica escalation di eventi.
Il caso ha suscitato un clamore mediatico che ha travolto la piccola frazione di Vignale. Il sindaco ha descritto una “comunità sconvolta”, evidenziando come l’evento abbia destabilizzato la fiducia reciproca tra gli abitanti. Questa è un’area da sempre considerata sicura, immersa nel verde, dove episodi di criminalità sono rarissimi e quasi inconcepibili. Il ritrovamento di un secondo corpo, scoperto a breve distanza dal primo, ha sollevato dubbi profondi tra i cittadini, che si interrogano su come sia stato possibile che la giovane nascondesse due gravidanze e perpetrasse due infanticidi senza che nessuno, tra familiari o amici, notasse qualcosa di anomalo.
Questo quadro psicologico e sociale pone in evidenza l’urgenza di comprendere a fondo non solo la psicologia individuale della giovane, ma anche le dinamiche culturali e comunitarie che potrebbero aver contribuito a celare una realtà così drammatica, permettendo che un dolore tanto profondo restasse silenziosamente sommerso.
Sviluppi giudiziari
Gli sviluppi giudiziari nel caso di Traversetolo vedono la giovane madre incriminata con gravi accuse di omicidio volontario (art. 575 c.p.) e occultamento di cadavere (art. 411 c.p.). La Procura di Parma, attraverso il procuratore Alfonso D’Avino e la PM Francesca Arienti, ha fin da subito evidenziato l’elevata gravità indiziaria delle prove raccolte. La custodia cautelare, inizialmente respinta dal giudice per le indagini preliminari, è stata successivamente concessa a fronte del ritrovamento di un secondo corpo, fattore che ha rafforzato la richiesta del pubblico ministero e ha portato all’emissione di misure restrittive di arresti domiciliari.
Per giustificare l’applicazione di una misura cautelare, la Procura ha fatto leva sulle esigenze cautelari previste dall’art. 274 c.p.p., come il rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Il quadro indiziario si è ulteriormente consolidato grazie ai risultati delle analisi forensi e agli elementi raccolti tramite le intercettazioni telefoniche, che hanno escluso la complicità dei familiari e del fidanzato, considerati estranei ai fatti. Tuttavia, la particolarità delle circostanze, incluse le condizioni psicologiche della giovane, ha portato a ipotizzare una perizia psichiatrica, che potrebbe influenzare la valutazione della capacità di intendere e di volere della giovane, secondo le disposizioni dell’art. 88 c.p..
L’inchiesta in corso mira anche a chiarire se l’azione possa configurarsi come un omicidio premeditato (art. 577 c.p.), date le evidenze di un secondo infanticidio occultato con modalità simili e i successivi comportamenti della ragazza, apparentemente privi di rimorso e inclini a riprendere la routine quotidiana subito dopo l’evento.
L’AUTORE
Francesco Paolo Iacovelli, Criminologo qualificato ex legge n. 4/2013