di Roberto Puleo
La storia è il contenitore del sapere: ci permette non solo di intuire, ma anche di comprendere ciò che possiamo prevedere. Gli eventi recenti ci spingono a riflettere su percorsi già battuti, ma che spesso evitiamo di ripercorrere. Cercare nuove soluzioni è inevitabile, ma la realtà storica ci insegna che, nonostante le aspirazioni pacifiche, la storia è talvolta crudele e ripetitiva.
L’evoluzione della società e della tecnologia ha indubbiamente portato miglioramenti nella qualità della vita, ma ogni progresso introduce nuove complessità. Un esempio lampante è il fenomeno della sorveglianza tecnologica: oggi siamo costantemente monitorati da dispositivi invisibili che catturano ogni nostro movimento. Questo “occhio tecnologico” ci consente di esprimere emozioni e gesti, ma l’immagine che proiettiamo spesso non corrisponde alla realtà. In una società sempre più orientata all’apparire, dovremmo chiederci: a quale costo?
Questo desiderio di apparire non è un fenomeno innocuo. Si nasconde una dimensione più profonda, spesso connessa a forme di manipolazione, inganno e sfruttamento. Pensiamo al proliferare di truffe online, dove siti web dall’apparenza affidabile o semplici telefonate truffaldine approfittano della fiducia delle persone. La tecnologia, che dovrebbe facilitare la nostra vita, viene strumentalizzata per colpire coloro che, con buon cuore, finiscono vittime di sofisticati raggiri.
Questi problemi affliggono in modo particolare i giovani, i cosiddetti “nativi digitali”. Con un semplice tocco, entrano in mondi virtuali che spesso si rivelano pericolosi, simili a vere e proprie trappole. Le reti digitali, se da un lato facilitano la connessione, dall’altro assumono un significato letterale di “reti” che intrappolano. Le estorsioni legate a immagini intime, la ricerca di visibilità attraverso atti violenti registrati e condivisi, sono solo alcuni dei fenomeni tragici che affiorano da questa dinamica. Questi episodi, che hanno portato in alcuni casi al suicidio di giovani vittime, ci mostrano la gravità di un sistema in cui la tecnologia può amplificare la vulnerabilità umana.
Parallelamente, esiste un fenomeno altrettanto inquietante: la costruzione di false narrazioni per ottenere vantaggi personali, spesso sotto forma di denunce infondate. La giustizia diventa così un campo di battaglia per vendette personali, come nel caso delle controversie tra ex coniugi, che utilizzano le istituzioni per creare falsi allarmi. Questo comportamento non solo distoglie le risorse dalle vere emergenze, ma genera un sovraccarico nel sistema giudiziario, compromettendo l’efficacia delle forze dell’ordine nel trattare i casi realmente critici.
Un esempio significativo è l’introduzione del “codice rosso”, una misura pensata per velocizzare la protezione delle vittime di violenza domestica e abusi. Tuttavia, questa norma ha portato a un aumento di segnalazioni che, in alcuni casi, si sono rivelate infondate, generando confusione e rallentando l’intervento in situazioni dove il pericolo è reale. L’intento legislativo è lodevole, ma il rischio è di ridurre la credibilità del sistema e alimentare un ciclo vizioso, in cui le vittime vere vengono trascurate.
Questo ci porta a riflettere su un paradosso: il sistema giuridico, nato per tutelare i più vulnerabili, rischia di essere distorto da chi cerca di manipolarlo per vendetta o guadagno personale. Ogni denuncia infondata è non solo un ostacolo alla giustizia, ma un’ingiustizia per chi soffre davvero. È cruciale che le autorità adottino misure più rigorose nell’esaminare le denunce, con un sistema che equilibri protezione e responsabilità. Le forze dell’ordine stanno già cercando di applicare valutazioni più accurate, anche se queste non trovano ancora pieno supporto normativo.
In questo contesto complesso, il desiderio di apparire si intreccia con istinti più primitivi, come la vendetta. La vendetta è un’emozione che appartiene alla nostra storia evolutiva, ma che può essere superata attraverso la ragione. È questo che ci distingue dagli altri animali: la capacità di riflettere e di costruire soluzioni durature, anziché cedere agli impulsi più distruttivi.
La storia, sebbene sia uno specchio del presente, non ci offre sempre risposte su come evitare gli errori futuri. La complessità della natura umana e l’avanzata della tecnologia ci pongono di fronte a nuove insidie. Tuttavia, la soluzione non risiede nel rinunciare al progresso, ma nel saper bilanciare libertà e sicurezza, protezione e innovazione.
Affrontare queste sfide richiede discernimento e analisi profonda. Dobbiamo rallentare, riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni e agire con saggezza, evitando di essere travolti da un mondo iperconnesso e caotico. La speranza risiede nella nostra capacità di prendere decisioni consapevoli e di trovare equilibrio tra il desiderio di apparire e la realtà di ciò che siamo davvero.
L’AUTORE
Roberto Puleo, Criminologo Qualificato ex legge n,. 4/2013