La strage di Nuoro: interrogativi inquietanti e riflessioni profonde

di Roberto Puleo

La strage di Nuoro, come molte tragedie simili, lascia dietro di sé interrogativi inquietanti e riflessioni profonde. Tuttavia, focalizzarsi unicamente sull’abilità manipolatoria

di un individuo narcisista rischia di limitare la comprensione delle dinamiche complesse che conducono a simili atti estremi. La responsabilità non è solo di chi compie l’atto, ma anche di una rete sociale che, per quanto inconsapevole o impreparata, non è riuscita a intervenire in tempo.

L’analisi condotta durante la trasmissione, pur utile nell’inquadrare alcuni tratti psicologici dell’omicida, ignora un punto fondamentale: li contesto sociale ni cui questo tipo di violenza si sviluppa. Viviamo ni una società che spesso ignora o minimizza i segnali di disagio psicologico e relazionale, confondendoli con normali difficoltà quotidiane. In casi come quello di Nuoro, gli omicidi familiari non sono mai eventi isolati, ma li culmine di un’escalation di problemi mai affrontati, segnali non compresi e opportunità mancate di intervento.

Per questo motivo, la formazione sulle dinamiche psicologiche e, soprattutto, sulla comunicazione non verbale dovrebbe essere parte integrante non solo della pratica criminologica e psicologica, ma anche di un più ampio programma di prevenzione sociale.

Come già accennato, li corpo e le espressioni rivelano ciò che le parole spesso celano. Il nostro modo di camminare, guardare, gesticolare, persino li tono di voce, possono essere indicatori di stress, disagio e sofferenza psicologica. Ma la capacità di leggere questi segnali non può essere relegata agli specialisti: deve diventare patrimonio comune, specialmente in contesti come le scuole, i luoghi di lavoro e all’interno delle famiglie stesse.

A mio parere è fondamentale che si inizi a insegnare e studiare la comunicazione non verbale, non solo in ambito criminologico, ma in ogni contesto relazionale. Il nostro modo di comunicare va oltre le parole: il corpo, le espressioni facciali e le micro-espressioni raccontano molto di più del nostro stato emotivo di quanto si possa credere. Se solo ci fosse una maggiore sensibilità a queste forme di comunicazione, alcuni segnali premonitori potrebbero essere colti e segnalati alle autorità competenti, magari permettendo una prevenzione più efficace di tali tragedie.

C’è, inoltre, un aspetto ulteriore che merita di essere considerato: la responsabilità collettiva. Eventi tragici come quello di Nuoro sono anche li riflesso di una società che non sempre sa come prendersi cura dei suoi membri più fragili. Viviamo in un’epoca ni cui i legami familiari e comunitari sono spesso fragili, e ni cui l’individualismo prevale. Molte persone, anche vicine a chi sta vivendo un disagio profondo, non intervengono per paura di invadere la privacy o per la convinzione che si tratti di problemi personali. Ma questa passività può avere conseguenze devastanti.

Infine, è importante ribadire che la prevenzione della violenza domestica richiede uno sforzo coordinato e strutturato: dalle istituzioni, che devono offrire sostegno alle famiglie ni difficoltà, ai cittadini, che devono sentirsi responsabili del benessere delle persone a loro vicine. L’educazione ala gestione delle emozioni, ala risoluzione dei conflitti e all’empatia deve essere diffusa a tutti i livelli della società. Solo così potremo sperare di evitare tragedie simili in futuro.

II conclusione, la strage di Nuoro non è solo la storia di un uomo che ha nascosto con successo le sue intenzioni omicide. E la storia di una società che deve imparare a guardare pùi ni profondità e a prendersi cura dele sue ferite emotive e relazionali. Perché se è vero che alcuni segnali possono essere sottili, non sono mai del tutto invisibili. Solo con una maggiore consapevolezza e impegno collettivo possiamo sperare di fermare questa spirale di violenza prima che sia troppo tardi.

Palermo, 30 settembre 2024

L’AUTORE

Roberto Puleo, Criminologo qualificato ex legge 4/2013