Nel tunnel del rimorso – Quando il senso di colpa spinge al crimine.

di Francesco Paolo Iacovelli

“La colpa è la madre del rimorso e il rimorso è la punizione più spaventosa che l’essere umano può infliggere a sé stesso. Questo senso di colpa, non solo trattiene gli individui dal commettere ulteriori atti immorali, ma talvolta può spingerli a ripetere l’azione, come se il senso di colpa stesso li spingesse verso una sorta di punizione autoinflitta.”  – Sigmund Freud –

Il senso di colpa è un’emozione complessa e profondamente radicata nella psiche umana, capace di influenzare significativamente il comportamento individuale. Tradizionalmente, il senso di colpa è considerato un meccanismo di controllo sociale, che funge da deterrente interno contro il crimine, spingendo l’individuo a riflettere sulle proprie azioni prima di compiere atti illeciti. Tuttavia, in contesti specifici, questa emozione può assumere una dimensione paradossale, divenendo essa stessa un motore di comportamenti criminali, trasformandosi da forza inibitoria a fattore scatenante.

La teoria delle emozioni auto-coscienti, che include il senso di colpa e la vergogna, offre un contributo cruciale alla comprensione delle dinamiche psicologiche che sottendono il crimine. Secondo questa teoria, tali emozioni giocano un ruolo determinante nel modulare il comportamento umano in modi complessi e, talvolta, imprevedibili. June Price Tangney, psicologa e professoressa presso la George Mason University, è una figura di spicco in questo campo. Tangneyha dedicato gran parte della sua carriera allo studio delle emozioni morali, come la colpa e la vergogna, e del loro impatto sul comportamento umano. In particolare, la sua ricerca evidenzia come il senso di colpa, a differenza della vergogna, possa portare a comportamenti riparativi, contribuendo così alla riduzione della recidiva. Tuttavia, in casi estremi, può anche condurre a condotte distruttive, inclusi atti criminali (Tangney, 2006).

Uno dei suoi studi più importanti, “Shame and Guilt in the Prediction of Recidivism: The Long and Short of It” (2006),esplora come il senso di colpa possa ridurre la probabilità di recidiva, mentre la vergogna, soprattutto se associata a un atteggiamento difensivo, può invece incrementarla. In questo lavoro, Tangney sostiene che “il senso di colpa, quando viene elaborato in modo costruttivo, può servire da guida morale per l’individuo, promuovendo comportamenti pro sociali. Tuttavia, quando questo sentimento diventa eccessivamente opprimente, può spingere l’individuo a cercare sollievo attraverso azioni autodistruttive o illegali”.

Anche Paul Gilbert [1], psicoterapeuta e professore di psicologia clinica all’Università di Derby (Inghilterra), ha contribuito in modo significativo alla comprensione del ruolo del senso di colpa nel comportamento umano. Gilbert ha esaminato come l’evoluzione sociale abbia modellato la colpa e la vergogna come meccanismi di regolazione del comportamento, influenzando le dinamiche interpersonali e i comportamenti antisociali. Nel suo lavoro, Gilbert sostiene che “questi meccanismi emotivi hanno radici evolutive profonde e sono fondamentali per la coesione sociale, ma che possono anche diventare disfunzionali in contesti di elevato stress psicologico” (Gilbert, 1998). Premesso ciò, questo approfondimento si propone di analizzare il fenomeno del crimine derivante dal senso di colpa, esaminando le sue manifestazioni sia teoriche che pratiche, le dinamiche psicologiche sottostanti e le implicazioni criminologiche e criminalistiche. Riferendosi alle opere di Tangney e Gilbert, si intende offrire una panoramica completa delle connessioni tra emozioni morali e comportamento criminale, con un focus sulle condizioni che trasformano il senso di colpa da fattore inibitorio a catalizzatore di azioni illecite.

  1. Teoria criminologica del senso di colpa

Come detto, il senso di colpa, come sentimento morale, svolge solitamente un ruolo regolatore nelle interazioni sociali, incoraggiando comportamenti conformi alle norme e valori condivisi. Tuttavia, in ambito criminologico, è necessario distinguere tra due tipi di senso di colpa: senso di colpa morale e senso di colpa nevrotico.

  • Senso di colpa morale: Questo tipo di colpa è legato alla violazione di norme etiche e morali e tende a promuovere comportamenti riparatori, come il pentimento o il desiderio di espiazione attraverso atti di benevolenza o confessione.
  • Senso di colpa nevrotico: Questo tipo, invece, è spesso sproporzionato rispetto al reale errore commesso e può derivare da conflitti interiori irrisolti, traumi o pressioni esterne. Il senso di colpa nevrotico può portare a comportamenti autodistruttivi o aggressivi, poiché l’individuo cerca inconsciamente di punirsi o di liberarsi dal peso emotivo attraverso atti estremi.

L’interazione tra questi due tipi di senso di colpa e il contesto in cui si sviluppano può condurre alla commissione di crimini, che rappresentano, in un certo senso, una forma di espiazione o una modalità distorta di risolvere il conflitto interiore.

2. Manifestazioni del crimine derivante dal senso di colpa

Il crimine derivante dal senso di colpa può manifestarsi in diverse forme, a seconda della natura e dell’intensità del sentimento e del contesto psicologico e sociale dell’individuo. Tra le manifestazioni più comuni troviamo:

  • Omicidio familiare: In alcuni casi, il senso di colpa può spingere un individuo a compiere omicidi all’interno del nucleo familiare. Questo tipo di crimine è spesso legato a dinamiche di lunga data, dove il senso di colpa per fallimenti percepiti, tradimenti o incapacità di adempiere a ruoli familiari può degenerare in un atto distruttivo che annienta l’intera famiglia. Questo tipo di crimine è spesso seguito da tentativi di suicidio, in un atto finale di autopunizione.
  • Suicidio esteso: Questo fenomeno, simile all’omicidio familiare, si verifica quando un individuo, sopraffatto dal senso di colpa, decide non solo di togliersi la vita, ma anche di uccidere le persone a lui più vicine. Qui, il senso di colpa si manifesta come una convinzione che non solo la propria vita, ma anche quella dei propri cari, debba finire, per proteggere o punire tutti per la percezione di un’inevitabile condanna morale o sociale.
  • Crimini sessuali: Il senso di colpa può giocare un ruolo significativo nei crimini sessuali, soprattutto quando vi è una forte dissonanza tra il comportamento sessuale dell’individuo e le sue convinzioni morali o religiose. In questi casi, il crimine può essere una manifestazione di un tentativo inconscio di punirsi per desideri considerati inaccettabili o per violazioni percepite delle norme morali.
  • Truffa e falsificazione: Gli individui che commettono frodi o che vivono una vita basata su menzogne, come il caso di Jean-Claude Romand, possono essere guidati da un senso di colpa che si accumula nel tempo. Quando questo senso di colpa diventa insopportabile, può culminare in un atto di distruzione totale, come un omicidio, seguito spesso dal suicidio, nel tentativo di sfuggire al peso della vergogna e della colpa.

3. Dinamiche psicologiche del senso di colpa nel comportamento criminale

Il crimine derivante dal senso di colpa può essere compreso come una forma di conflitto interiore irrisolto che si esprime attraverso un comportamento estremo. La psicologia del crimine evidenzia come l’incapacità di gestire un certo tipo di emozioni intense possa portare a:

  • Rimozione e proiezione: In alcuni casi, il criminale può rimuovere la consapevolezza del senso di colpa, proiettando invece la colpa sugli altri. Questo può portare a una giustificazione interna del crimine, visto come una punizione giusta nei confronti di chi, secondo il criminale, ha causato il suo dolore.
  • Espiazione attraverso il crimine: Alcuni individui possono percepire il crimine come un atto di espiazione, un modo per punirsi per colpe reali o immaginarie. Questo può essere particolarmente vero in contesti religiosi o culturali dove il peccato e la colpa giocano un ruolo centrale nella formazione dell’identità.
  • Distorsione cognitiva: Il senso di colpa può anche condurre a una distorsione della realtà, in cui l’individuo vede il crimine come l’unica soluzione per liberarsi da un tormento interiore. Questa distorsione può essere alimentata da un’immagine di sé negativa, dove l’individuo si percepisce come irrimediabilmente colpevole e quindi meritevole di punizione.

4. Aspetti criminalistici del crimine derivante dal senso di colpa

Dalla prospettiva correlata alla criminalistica, questo genere di casistica può presentare alcune peculiarità particolari che li distinguono da altri tipi di crimine:

  • Scene del crimine connotate da eccesso di violenza: Spesso, questi crimini sono caratterizzati da un uso eccessivo e apparentemente gratuito della violenza. Questo può essere interpretato come un’espressione del conflitto interiore dell’autore, che cerca di annientare il proprio senso di colpa attraverso la distruzione fisica.
  • Confessioni improvvise: In molti casi, il criminale può confessare spontaneamente il crimine, spesso motivato dal desiderio di espiare le proprie colpe. Queste confessioni possono essere accompagnate da un comportamento che esprime sollievo, come se il criminale percepisse la confessione come una liberazione dal peso emotivo.
  • Elementi di suicidio o autolesionismo: È comune che i criminali guidati dal senso di colpa tentino il suicidio o presentino segni di autolesionismo. Questi atti possono essere visti come un’estensione del crimine stesso, un tentativo finale di cancellare la propria esistenza come mezzo per alleviare il senso di colpa.
  • Mancanza di pianificazione e impulsività: A differenza di crimini premeditati, quelli derivanti dal senso di colpa possono essere caratterizzati da una mancanza di pianificazione e un alto grado di impulsività. L’azione criminale può emergere come una reazione improvvisa a un accumulo di tensione emotiva, piuttosto che da un piano deliberato.

Alla luce di questa relazione, e con l’obiettivo di delineare con estrema precisione il fattore emozionale in questione, ci accingiamo a condurre un’analisi sintetica delle vicende giudiziarie che più emblematicamente rappresentano il caso di studio.

Erika De Nardo e Omar Favaro: Il delitto di Novi Ligure

Contesto e dinamica del crimine: Erika De Nardo e Omar Favaro, entrambi adolescenti all’epoca dei fatti, rappresentano un caso emblematico di come il senso di colpa possa trasformarsi in una forza distruttiva. Erika, una ragazza di sedici anni, viveva in una famiglia che, dall’esterno, appariva normale e benestante. Tuttavia, dall’analisi delle conversazioni e delle confessioni, è emerso che all’interno del nucleo familiare si celava una tensione crescente, alimentata dal conflitto tra Erika e sua madre, Susy Cassini. Il senso di colpa di Erika, legato alla percezione di non essere all’altezza delle aspettative materne, si era gradualmente trasformato in un risentimento che esplose nella notte del 21 febbraio 2001.

La decisione di Erika e Omar di uccidere Susy e il fratellino Gianluca fu pianificata con freddezza, ma il crimine in sé rivelò un’esplosione incontrollata di rabbia e frustrazione. Il senso di colpa di Erika, originariamente rivolto verso sé stessa, fu proiettato all’esterno, trasformandosi in una forza distruttiva che annientò la sua famiglia. Questa dinamica sottolinea come il senso di colpa, se non elaborato, possa deviare verso l’odio e la violenza.

Vicende giudiziarie e criminologiche: Erika e Omar furono arrestati pochi giorni dopo l’omicidio, e il processo che seguì rivelò la complessità delle loro personalità disturbate. Condannati rispettivamente a 16 e 14 anni di carcere, i due giovani furono descritti dagli esperti come incapaci di gestire emozioni intense, come il senso di colpa, che li aveva condotti a compiere un atto così efferato.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito: Il delitto di Perugia

Contesto e dinamica del crimine: Il caso di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati dell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher nel 2007, è un altro esempio di come il senso di colpa possa influenzare comportamenti ambigui e contribuire a una spirale di eventi tragici. Amanda, una giovane americana che si era trasferita a Perugia per studiare, si trovò improvvisamente coinvolta in un crimine di cui inizialmente non si percepiva colpevole. Tuttavia, il suo comportamento dopo il delitto — definito da molti come strano e distaccato — è stato interpretato come un’espressione inconscia di senso di colpa.

In questo caso, il senso di colpa non è legato direttamente all’atto dell’omicidio, ma piuttosto alla sensazione di aver in qualche modo fallito nel proteggere la propria coinquilina o di aver contribuito, anche indirettamente, alla sua morte. La percezione fallimentare del proprio ruolo in un evento tragico può avere portato a comportamenti che, agli occhi degli investigatori e dell’opinione pubblica, risultano sospetti, contribuendo alla costruzione di una narrativa colpevolista.

Vicende giudiziarie e criminologiche: Il 27 marzo 2015, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, guidata dal consigliere Gennaro Marasca, ha messo fine al lungo caso giudiziario che ha coinvolto Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La Corte ha deciso di annullare senza rinvio le condanne precedenti, assolvendo entrambi perché non avevano commesso il reato. La sentenza ha sottolineato l’assenza di prove certe e ha evidenziato numerosi errori nelle indagini. In particolare, il giudice ha notato che non c’erano tracce di Sollecito e Knox nella stanza in cui è avvenuto l’omicidio. Anche se è stata rilevata la presenza di Knox nella casa al momento del delitto, poi da lei negata, la Corte ha stabilito che non poteva essere punita come complice di Guede, poiché non aveva partecipato all’omicidio e si trovava in uno stato di necessità.

Jean-Claude Romand: Il Falso Medico e l’Omicidio Familiare

Contesto e dinamica del crimine: Jean-Claude Romand è un esempio estremo di come il senso di colpa possa accumularsi nel tempo, portando a un punto di rottura in cui la distruzione totale appare l’unica via d’uscita. Romand, che per quasi due decenni aveva finto di essere un medico e ricercatore di successo, si trovò intrappolato in una rete di menzogne che lo divorava dall’interno. Il suo senso di colpa, per non essere stato in grado di vivere secondo le aspettative altrui, culminò in un atto finale di distruzione: l’omicidio di tutta la sua famiglia.

Il 9 gennaio 1993, Romand uccise la moglie, i figli e i genitori, in un tentativo disperato di cancellare le tracce della sua vita di menzogne. Il suo crimine non fu mosso da odio verso le vittime, ma piuttosto da un senso di colpa così schiacciante da rendergli impossibile concepire un futuro diverso dal completo annientamento.

Vicende giudiziarie e criminologiche: Durante il processo, Romand ammise le sue colpe e il peso insostenibile delle sue bugie. Fu condannato all’ergastolo, e il caso suscitò ampi dibattiti sull’incapacità di Romand di affrontare le sue emozioni e il suo senso di colpa prima che diventassero distruttivi. La vicenda di Romand rappresenta un caso di “suicidio esteso”, in cui l’omicidio dei propri cari è visto come un’estensione della propria autodistruzione, un tentativo di evitare il giudizio attraverso la completa cancellazione della propria esistenza e di quella delle persone più vicine.

Chris Watts: Il delitto di Frederick

Contesto e dinamica del crimine: Chris Watts, un uomo apparentemente normale con una vita familiare ordinaria, è l’ultimo esempio di come il senso di colpa possa condurre a crimini orribili. Watts, nato nel 1985, viveva con la moglie Shanann e le due figlie, Bella e Celeste, in Colorado. Tuttavia, dietro la facciata di una famiglia perfetta, Chris viveva un conflitto interiore alimentato da una relazione extraconiugale e dalla crescente insoddisfazione per la vita domestica.

Il 13 agosto 2018, Watts strangolò la moglie incinta durante una discussione e poi soffocò le sue due figlie piccole, nascondendo i loro corpi in serbatoi di petrolio. La brutalità di questo crimine, apparentemente inspiegabile, trova una delle sue radici nel senso di colpa che Chris provava per la sua doppia vita. Incapace di affrontare le conseguenze delle sue azioni, Chris cercò una soluzione finale che distruggesse tutte le prove del suo fallimento personale.

Vicende giudiziarie e criminologiche: Chris Watts fu rapidamente arrestato e confessò i crimini, venendo condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Il suo caso è stato studiato come esempio di omicidio familiare motivato da un senso di colpa e di inadeguatezza, elementi che lo portarono a concepire il crimine come unica via per sfuggire alla sua situazione insostenibile.

Implicazioni per la prevenzione e il trattamento

La comprensione del ruolo del senso di colpa nei comportamenti criminali ha importanti implicazioni per la prevenzione e il trattamento. È fondamentale:

  • Interventi psicologici precoci: Identificare e trattare il senso di colpa patologico in fase precoce attraverso consulenze psicologiche e interventi terapeutici può prevenire l’escalation verso il comportamento criminale. Questo è particolarmente importante in individui che mostrano segni di stress emotivo cronico o disturbi dell’umore.
  • Programmi di riabilitazione: Nei contesti carcerari, sviluppare programmi di riabilitazione che affrontino il senso di colpa e la vergogna può aiutare i detenuti a elaborare il loro crimine e ridurre il rischio di recidiva. L’approccio dovrebbe includere terapie individuali e di gruppo, con l’obiettivo di trasformare il senso di colpa da elemento distruttivo a motore di cambiamento positivo.
  • Educazione e sensibilizzazione: Promuovere una maggiore consapevolezza pubblica e professionale sull’importanza del senso di colpa nella genesi del comportamento criminale può migliorare la capacità di riconoscere i segnali di allarme e intervenire tempestivamente.

La comprensione di questo fenomeno richiede un approccio multidisciplinare che integri la psicologia, la criminologia e la criminalistica. Non solo, risultando molto complessa la possibilità di intercettare le condizioni emotive che possano sfociare in atti criminali, risulta fondamentale la captazione tempestiva di tutti i segnali di allarme percepiti da amici o familiari al fine di intervenire, predisponendo misure preventive o procedure d’emergenza efficaci.

L’AUTORE

Francesco IACOVELLI, Criminologo Qualificato ex legge n. 4/2013

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[1]Paul Gilbert:. autore della Compassion Focused Therapy , è considerato uno dei massimi esponenti internazionali della Psicoterapia Cognitiva e in particolare delle prospettive di “terza generazione”. Il suo interesse è focalizzato sul ruolo della vergogna nella psicopatologia e sull’utilizzo della compassione in psicoterapia.