di Francesco Paolo Iacovelli
Sandra Hemme era stata condannata per un omicidio che non aveva commesso. La donna era stata condannata per la morte della bibliotecaria Patricia Jeschke, uccisa nel 1980 a St. Joseph, nel Missouri.
Dopo 43 anni di reclusione nel carcere di Chillicothe, Missouri, la signora Hemme è finalmente tornata in libertà. Questo evento ha attirato l’attenzione pubblica e ha sollevato questioni importanti sulla giustizia e le ingiustizie nel sistema penale americano. La sua scarcerazione è stata il risultato di un lungo processo legale, culminato il 14 giugno, quando un giudice ha trovato “chiare e convincenti” le prove della sua effettiva innocenza presentate dagli avvocati dell’Innocence Project[1].
Il procuratore generale del Missouri, Andrew Bailey, si è opposto strenuamente al rilascio di Hemme, sostenendo che dovesse scontare ulteriori condanne per crimini commessi durante la detenzione. Tuttavia, l’8 luglio, una Corte d’appello statale ha stabilito che Hemme dovesse essere liberata, e il giorno seguente il giudice Horsman ha ordinato il suo rilascio, criticando duramente l’ufficio del procuratore per aver cercato di ostacolare il processo legale.
Le prove della sua innocenza includevano una confessione ottenuta sotto pesante sedazione in un ospedale psichiatrico, che i suoi avvocati hanno descritto come incoerente e influenzata dal suo stato mentale alterato. Il giudice Horsman ha rilevato che, oltre a questa confessione, non vi erano altre prove che la collegassero al crimine per cui era stata condannata, portando così alla sua liberazione.
Il caso di Sandra Hemme offre uno stimolo d’analisi di quella che viene definita Criminologia critica. La Hemme, provenendo da un contesto svantaggiato e avendo vissuto esperienze di abuso e povertà, rientra in un profilo che gli studi analizzano per comprendere come le circostanze sociali ed economiche possano spingere gli individui verso comportamenti criminali. e nel contempo evidenzia come il sistema penale possa essere influenzato dai contesti sociali di provenienza del reo, mostrando le disuguaglianze e le ingiustizie che spesso caratterizzano il trattamento dei soggetti marginalizzati all’interno del sistema di giustizia.
La criminologia critica è emersa come una risposta alle limitazioni percepite della criminologia tradizionale, la quale tende a concentrarsi principalmente sull’analisi del comportamento criminale attraverso un approccio scientifico e oggettivo. La criminologia critica, invece, pone l’attenzione su questioni di potere, disuguaglianza e ingiustizia sociale.
Mentre la criminologia tradizionale, con figure di spicco come Cesare Lombroso[2], Robert K. Merton[3] ed Émile Durkheim[4], si dedica a un’analisi obiettiva e scientifica dei comportamenti criminali, la criminologia critica, i cui massimi pensatori sono Karl Marx[5], Pat Carlen[6], Stuart Henry[7] e Dragan Milovanovic[8], esplora i contesti sociali e politici che influenzano la criminalità. Questo approccio si focalizza su come fattori quali la struttura sociale, la disuguaglianza economica e le dinamiche di potere possano contribuire alla nascita e alla perpetuazione del crimine.
Sulla base di questa breve introduzione, proviamo ad illustrare le principali teorie della criminologia critica – inclusa la teoria del conflitto, la criminologia femminista e la criminologia postmodernista – analizzando come queste teorie affrontano le questioni di potere e ingiustizia e focalizzandoci implicazioni storiche. Inoltre, esploreremo alcuni dei più noti che hanno contribuito a definire e caratterizzare la criminologia critica, offrendo una panoramica di come questo campo si differenzia dalla criminologia tradizionale e come può fornire una comprensione più profonda dei fenomeni criminali.
Teoria del Conflitto
La teoria del conflitto, fortemente influenzata dal pensiero di Karl Marx, è una delle fondamentali teorie della criminologia critica. Questa teoria vede il crimine come un prodotto delle disuguaglianze sociali e dei conflitti di classe. Richard Quinney[9] e William Chambliss[10] sono tra i principali sostenitori di questa prospettiva. Chambliss, nel suo studio “The Saints and the Roughnecks”, ha dimostrato come il trattamento dei giovani da parte del sistema giuridico fosse influenzato dalla loro classe sociale, evidenziando le disparità nel processo di criminalizzazione. Chambliss ha analizzato due gruppi di adolescenti: i “Saints”, provenienti da famiglie benestanti, e i “Roughnecks”, provenienti da famiglie di classe operaia. Nonostante entrambi i gruppi commettessero atti devianti, i Saints venivano trattati con indulgenza, mentre i Roughnecks venivano severamente puniti. Questo caso dimostra come il sistema giuridico sia spesso influenzato da pregiudizi sociali e di classe, portando a un trattamento disparato di individui in base alla loro posizione sociale.
Un esempio concreto di questa teoria è il trattamento riservato a Rodney King negli Stati Uniti nel 1991. King, un uomo afroamericano, fu brutalmente picchiato da alcuni poliziotti di Los Angeles. Il successivo processo e l’assoluzione degli ufficiali coinvolti scatenarono rivolte a Los Angeles, mettendo in luce le profonde disuguaglianze e il trattamento differenziato riservato alle minoranze da parte del sistema giuridico.
Criminologia Femminista
La criminologia femminista è un altro importante filone della criminologia critica, che mette in luce come il sistema giuridico e le definizioni di crimine siano influenzate dal patriarcato. Studiosi come Carol Smart[11] e Meda Chesney-Lind[12] hanno criticato la criminologia tradizionale per la sua cecità alle questioni di genere, sottolineando come le donne siano spesso vittime di un doppio standard nella giustizia penale. La criminologia femminista sottolinea l’importanza di analizzare il crimine e la vittimizzazione attraverso una lente di genere, evidenziando le diverse esperienze delle donne nel sistema giuridico. Ad esempio, le ricerche hanno dimostrato che le donne sono spesso trattate in modo più severo per reati che sfidano i ruoli di genere tradizionali, come la prostituzione o l’abbandono della famiglia. Carol Smart, nel suo libro “Women, Crime and Criminology” (1977), ha evidenziato l’importanza di considerare il genere come una variabile fondamentale nella comprensione del crimine.
Un altro caso emblematico è quello di Aileen Wuornos, una serial killer americana, il cui caso ha sollevato dibattiti sull’interpretazione del crimine femminile e il trattamento delle donne nel sistema giuridico. Wuornos, che ha affermato di aver ucciso in autodifesa contro uomini che la stavano aggredendo sessualmente, è stata condannata a morte e giustiziata, evidenziando come il sistema giudiziario può mancare di considerare adeguatamente le circostanze di violenza di genere e l’auto-difesa.
Criminologia Postmodernista
La criminologia postmodernista rappresenta un’ulteriore evoluzione della criminologia critica, sfidando le metanarrazioni e le certezze della criminologia tradizionale. Questo approccio esplora come il crimine sia costruito attraverso discorsi e pratiche sociali, mettendo in discussione le nozioni di verità e obiettività. Jock Young[13], uno dei principali esponenti della criminologia postmodernista, ha esaminato come i cambiamenti sociali ed economici influenzino la criminalità e le politiche di controllo sociale. Nel suo libro “The Exclusive Society”, Young ha analizzato come l’esclusione sociale e l’insicurezza economica possano portare a un aumento della criminalità e a politiche più repressive. Young sostiene che le politiche di controllo sociale spesso mirano a proteggere gli interessi delle classi dominanti, creando un ciclo di esclusione e repressione che alimenta ulteriormente la criminalità.
Un esempio di questa teoria può essere osservato nella “Guerra alla Droga” negli Stati Uniti, iniziata negli anni ’80. Questa politica ha portato a un aumento delle incarcerazioni per reati legati alle droghe, colpendo in modo sproporzionato le comunità di colore e i poveri. La criminalizzazione della marijuana, per esempio, è stata influenzata più da considerazioni politiche e sociali che da evidenze scientifiche, riflettendo le dinamiche di potere esistenti.
Un Percorso Storico
L’emergere della criminologia critica negli anni ’60 e ’70 è stato influenzato da un periodo di grande fermento sociale e politico. Movimenti per i diritti civili, il femminismo e le proteste contro la guerra hanno stimolato una nuova generazione di criminologi a mettere in discussione le basi della criminologia tradizionale. Ian Taylor, Paul Walton e Jock Young, nel loro libro “The New Criminology” (1973), hanno criticato l’approccio positivista e proposto una nuova agenda per lo studio del crimine basata su questioni di potere e disuguaglianza.
Negli anni ’80 e ’90, la criminologia femminista ha guadagnato maggiore riconoscimento, evidenziando come il genere influisca sulle esperienze di vittimizzazione e criminalità. Carol Smart, nel suo libro “Women, Crime and Criminology” (1977), ha sottolineato l’importanza di un’analisi di genere nella comprensione del crimine. Allo stesso tempo, la criminologia postmodernista ha iniziato a esplorare nuove modalità di comprensione del crimine, mettendo in discussione le narrazioni tradizionali e proponendo un’analisi più frammentata e decentralizzata.
L’AUTORE
Francesco Paolo Iacovelli, Criminologo qualificato AICIS ex legge n. 4/2013
NOTE
[1] Celebre associazione no-profit statunitense istituita presso la Benjamin Cardozo School of Law della Yeshiva University per contrastare il fenomeno dell’ingiusta detenzione. – https://innocenceproject.org/
[2] Cesare Lombroso (1835-1909) – Medico e criminologo italiano, è considerato uno dei padri della criminologia moderna. Lombroso è noto per la sua teoria dell’atavismo criminale, secondo cui il comportamento criminale è innato e riconoscibile attraverso caratteristiche fisiche.
[3] Robert K. Merton (1910-2003) – Sociologo americano, è famoso per la sua teoria della struttura sociale e dell’anomia. Merton ha esplorato come la disuguaglianza sociale possa portare alla devianza e al crimine.
[4] Émile Durkheim (1858-1917) – Sociologo francese, è uno dei fondatori della sociologia moderna. Durkheim ha introdotto il concetto di anomia e ha esaminato come la disorganizzazione sociale contribuisca al comportamento deviante.
[5] Karl Marx (1818-1883) – Filosofo, economista e rivoluzionario tedesco, Marx è noto per la sua teoria del conflitto, che pone l’accento sul ruolo delle strutture economiche e delle dinamiche di potere nella società. La sua opera ha influenzato profondamente la criminologia critica.
[6] Pat Carlen (1944-) – Criminologa e sociologa britannica, è una figura chiave nella criminologia femminista. Carlen ha esaminato come il genere e le disuguaglianze sociali influenzino il comportamento criminale e il sistema di giustizia penale.
[7] Stuart Henry – Criminologo americano, noto per il suo lavoro sulla criminologia postmodernista. Henry ha esplorato come le narrazioni e le discorsività influenzino la percezione e la definizione del crimine.
[8] Dragan Milovanovic – Criminologo e teorico del diritto, Milovanovic ha contribuito alla criminologia postmodernista e alla teoria del caos, esaminando come le complessità sociali e le dinamiche non lineari influenzino la criminalità.
[9] Richard Quinney (1934-) – è un sociologo e criminologo americano noto per il suo lavoro nel campo della criminologia critica. Le sue opere esaminano come le leggi e il sistema di giustizia penale riflettano gli interessi delle classi dominanti.
[10] William Chambliss (1933-2014) – è stato un sociologo e criminologo americano noto per i suoi studi sulla criminologia critica e la sociologia della devianza. Il suo lavoro “The Saints and the Roughnecks” ha esaminato come la classe sociale influenzi il trattamento dei giovani da parte del sistema giuridico.
[11] Carol Smart (1948-2016) – criminologa britannica, nota per il suo lavoro pionieristico nella criminologia femminista. Ha criticato le teorie criminologiche tradizionali per la loro incapacità di considerare il genere come un fattore cruciale nella comprensione del crimine e della vittimizzazione. Il suo lavoro ha contribuito a mettere in luce le disuguaglianze di genere all’interno del sistema giuridico e della criminologia.
[12] Meda Chesney-Lind (1947-) – criminologa americana e una delle principali esponenti della criminologia femminista. Il suo lavoro si concentra sul modo in cui le norme di genere e le disuguaglianze influenzano il trattamento delle donne nel sistema di giustizia penale. Chesney-Lind ha esaminato come le politiche penali e le pratiche di giustizia spesso ignorano le esperienze uniche delle donne, portando a trattamenti diseguali.
[13] Jock Young (1942-2013) – criminologo britannico di spicco e uno dei principali esponenti della criminologia postmodernista. Ha contribuito in modo significativo alla comprensione delle dinamiche di esclusione sociale e controllo sociale, con un focus particolare sui cambiamenti sociali ed economici e il loro impatto sulla criminalità.
[14] https://www.linkiesta.it/2020/06/carceri-stati-uniti-afroamericani-neri-george-floyd-sovraffollamento-bianchi/