di Francesco Paolo IACOVELLI
Dopo l’ergastolo la Cassazione: “valutare l’emergenza sanitaria e le restrizioni da pandemia quali possibili attenuanti”.
Quattro anni fa, Lorena Quaranta, una giovane donna piena di speranze e sogni, era prossima a coronare il suo percorso di studi con una laurea in Medicina. Tuttavia, come molti in quel periodo, stava vivendo l’incubo della pandemia di Covid-19. A marzo 2020, Lorena iniziò a manifestare sintomi preoccupanti, come un persistente mal di gola. Il suo fidanzato, Antonio De Pace, sopraffatto dalla paura che Lorena potesse aver contratto il virus, decise di ritornare dai suoi familiari in Calabria. Lorena, che vedeva in Antonio un punto fermo e un sostegno in quel periodo di incertezza, non voleva restare sola nell’appartamento di Messina, in Sicilia, dove i due convivevano. Questo rifiuto scatenò un violento litigio tra i due. In un crescendo di tensione e disperazione, la lite culminò tragicamente con la morte di Lorena. Le indagini condotte in seguito e le successive sentenze hanno stabilito chiaramente che fu Antonio De Pace a porre fine alla vita della sua fidanzata. Antonio, travolto dal rimorso e dal dolore, tentò di suicidarsi due volte. Fu lui stesso a chiamare i carabinieri, confessando il terribile gesto. Questo segnò l’inizio di un lungo e doloroso iter giudiziario. Il processo, caratterizzato da un’accurata analisi dei fatti e delle circostanze, portò alla condanna di Antonio De Pace all’ergastolo, confermata due volte.
Dopo le condanne all’ergastolo il rinvio della Cassazione
L’omicidio di Lorena Quaranta, avvenuto il 31 marzo 2020 a Furci Siculo, è stato un evento drammatico che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana. Questo tragico caso ha condotto a una serie di procedimenti giudiziari complessi, culminati nella condanna all’ergastolo di Antonio De Pace. Tuttavia, la recente decisione del 12 luglio u.s. della Corte di Cassazione di rinviare la sentenza d’appello per valutare l’applicabilità delle attenuanti generiche ha sollevato importanti questioni normative, psicologiche e sociologiche che meritano un’analisi approfondita.
Il rinvio della Cassazione è stato motivato dalla necessità di esaminare se le attenuanti generiche potessero essere applicate a De Pace. L’articolo 62-bis del Codice Penale italiano prevede che le attenuanti generiche possano essere riconosciute in presenza di circostanze che, pur non rientrando tra le attenuanti specifiche, diminuiscono la gravità del reato e la colpevolezza del reo. La Suprema Corte ha evidenziato che i giudici di merito non hanno valutato completamente se la situazione straordinaria della pandemia di Covid-19 e il conseguente stato d’ansia di De Pace potessero rappresentare tali circostanze attenuanti.
I giudici della Corte di Cassazione hanno, pertanto, disposto il rinvio alla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria per un nuovo giudizio, confermando tuttavia l’affermazione della responsabilità dell’imputato. Qualora, nel corso del nuovo giudizio di appello, tale indicazione fosse accolta, per l’infermiere imputato si profilerebbe una definitiva espiazione della sua condanna. Inoltre, l’imputato potrebbe beneficiare del rito abbreviato, precedentemente precluso, con la possibilità di ottenere una significativa riduzione della pena. In virtù dell’art. 111 della Costituzione Italiana, che sancisce il principio del giusto processo, e dell’art. 604 del Codice di Procedura Penale, che disciplina il rinvio per nuovo esame del caso da parte della Corte d’appello, il nuovo giudizio rappresenta un’opportunità per rivalutare la posizione dell’imputato alla luce delle eventuali nuove evidenze o considerazioni.
La possibilità di accedere al rito abbreviato, come previsto dall’art. 438 del Codice di Procedura Penale, consente all’imputato di ottenere un giudizio allo stato degli atti con un conseguente sconto di pena, in base all’art. 442 del medesimo codice, il quale prevede una riduzione di un terzo della pena inflitta. È pertanto evidente che il rinvio disposto dalla Cassazione non solo apre la strada a una nuova valutazione del caso, ma offre anche all’imputato opportunità procedurali che potrebbero significativamente incidere sulla durata della sua pena, in linea con i principi costituzionali e codicistici che regolano il processo penale in Italia.
Aspetti Psicologici: L’Influenza della Pandemia
Dal punto di vista psicologico, la pandemia ha avuto un impatto significativo sulla salute mentale di molte persone, esacerbando stati di ansia, stress e depressione. La situazione di De Pace, infermiere calabrese, deve essere contestualizzata in questo scenario. Le motivazioni della Cassazione sottolineano che l’emergenza sanitaria e le restrizioni ad essa associate potrebbero aver influito sull’animo dell’imputato, contribuendo a uno stato di angoscia che ha culminato nel tragico evento.
Un riferimento fondamentale in questo contesto è la teoria della dissonanza cognitiva di Leon Festinger. La dissonanza tra la paura del contagio e la realtà potrebbe aver creato un conflitto interno insopportabile, spingendo De Pace a compiere un atto estremo come l’omicidio. Questa interpretazione trova riscontro anche nelle dichiarazioni di De Pace, che ha attribuito il suo gesto alla paura di aver contratto il virus insieme a Lorena, un’ipotesi poi smentita dai test.
Aspetti Sociologici: La Dinamica delle Relazioni Durante la Pandemia
Sociologicamente, la pandemia ha modificato profondamente le dinamiche interpersonali e sociali. Le restrizioni imposte per contenere il virus hanno aumentato l’isolamento e la tensione all’interno delle famiglie e delle coppie. Nel caso di De Pace e Quaranta, la convivenza forzata e l’assenza di reti di supporto esterne potrebbero aver esacerbato conflitti preesistenti, trasformando una lite in un episodio di violenza letale.
La teoria del conflitto sociale può essere applicata per comprendere come le tensioni all’interno delle relazioni possano esplodere in situazioni di stress elevato. La pandemia, con il suo carico di incertezze e paure, ha certamente contribuito a creare un ambiente altamente stressante che ha esacerbato le dinamiche conflittuali.
Considerazioni Giuridiche e Criminologiche
La decisione della Cassazione di rinviare la sentenza per valutare le attenuanti generiche pone in risalto l’importanza di considerare il contesto in cui un reato è commesso. Non si tratta di giustificare l’atto criminale, ma di comprendere appieno le circostanze che possono aver contribuito alla sua commissione. Questo approccio è essenziale per una giustizia equa e proporzionata.
La giurisprudenza italiana ha spesso riconosciuto che situazioni eccezionali possono influire sulla capacità di intendere e volere dell’imputato. La pandemia, con le sue conseguenze psicologiche e sociali, rappresenta indubbiamente una di queste situazioni. Tuttavia, è cruciale che tali attenuanti siano valutate con rigore e attenzione, evitando che diventino uno strumento per ridurre indiscriminatamente la responsabilità penale.
Il caso di Lorena Quaranta e Antonio De Pace rappresenta un esempio complesso di come fattori psicologici e sociologici possano influenzare il comportamento umano in situazioni estreme. La decisione della Cassazione di riesaminare le attenuanti generiche offre un’opportunità per riflettere sull’importanza di una valutazione completa e approfondita delle circostanze in cui un crimine è commesso. Solo attraverso un’analisi equilibrata si può aspirare a una giustizia che non solo punisca, ma comprenda e prevenga.
L’approfondimento delle motivazioni alla base della sentenza e delle dinamiche psicologiche e sociologiche coinvolte è essenziale per una completa comprensione del caso a 360° invitando a riflettere su come situazioni straordinarie possano influire sulle nostre azioni e come il sistema giuridico debba adattarsi per garantire una giustizia che sia non solo punitiva, ma anche comprensiva delle complessità umane.
L’AUTORE
Francesco Paolo IACOVELLI, Criminologo Qualificato AICIS, ex legge 4/2013