Alla fine, c’è un minimo comune denominatore in tutti i femminicidi: chi uccide ragiona come un kamikaze che per abbattere l’atro si infrange contro la prospettiva del carcere a vita, se non si suicida fisicamente. L’omicidio è premeditato, ma l’assassino non si nasconde. Dopo poche ore crolla psicologicamente e confessa. Solo abbozza un tentativo di dileguarsi ma prende solo tempo senza curarsi di cancellare le tracce che in modo non equivoco portano a lui.
Un kamikaze, dunque, che fa esplodere la propria vita (destinata all’ergastolo) pur di distruggere l’oggetto del suo desiderio o, spesso, meglio, l’incarnazione del proprio fallimento sentimentale.
L’ultimo caso il 4 luglio, in strada, a Roma, tra i quartieri Gianicolese e Portuense. La vittima, Manuela Petrangeli, era uscita dalla casa di cura “Villa Sandra“, dove era impiegata come fisioterapista, e stava per raggiungere la sua automobile per andare a prendere il figlio di 9 anni a casa dei nonni. Arriva l’ex compagno, la affianca con la sua auto, apre lo sportello e la abbatte a colpi di lupara. L’uomo avrebbe poi vagato per un’ora e poi si è costituito. Date le modalità non sarebbe stato difficile rintracciarlo ed arrestarlo. Prima di consegnarsi avrebbe pensato al suicidio e ha chiamato una precedente compagna (madre della sua prima figlia), dicendole: “Le ho sparato, spero sia morta“, in riferimento alla fisioterapista appena uccisa.
A giugno altri due casi: Anna Sviridenko uccisa a Modena e Ignazia Tumatis uccisa a Cagliari
Nella tarda serata del 10 giugno 2024, a Modena, un ingegnere di 48 anni, si è recato con il proprio furgone alla caserma dei Carabinieri di via Pico Della Mirandola. All’interno del veicolo si trovava il corpo senza vita dell’ex compagna Anna Sviridenko, una dottoressa e medico nucleare di 40 anni. L’uomo si è costituito dinanzi ai militari, riferendo di averla uccisa. All’apertura del furgone, i militari hanno trovato la vittima esanime, rannicchiata nel portabagagli con la testa coperta da un sacchetto di plastica. La quarantenne era stata uccisa poche ore prima. Il decesso sarebbe avvenuto per strangolamento: l’ex compagno le avrebbe stretto una corda intorno al collo. Lui ha ucciso e ha messo termine alla sua libertà civile.
Ignazia Tumatis, 59 anni, è stata uccisa a coltellate dal marito di 77 anni, nel corso della tarda serata del 20 giugno 2024 a Cagliari. L’omicidio si è consumato nell’abitazione della coppia. Dopo aver compiuto il delitto, l’uomo ha telefonato a una delle quattro figlie della coppia. La donna sarebbe stata aggredita al culmine di una discussione con circa dieci fendenti d’arma da taglio. L’assassino è rimasto sulla scena del crimine in stato confusionale, è stato arrestato dalla Polizia con l’accusa di omicidio volontario. Secondo le ricostruzioni, l’uomo avrebbe detto alle figlie: «Mi ha riso in faccia e non ci ho visto più».
Tre femminicidi a maggio, due ad aprile, due a maggio, tre ad aprile e altrettanti a marzo, quattro a febbraio, cinque a gennaio.
L’assassino individuato e arrestato subito dopo: tutti hanno ucciso, tutti sapevano che la loro vita sociale sarebbe finita lì.
Ecco la nuova prospettiva di studio del criminologo e dello psicologo criminale: piuttosto che studiare la vittima, approfondire il tema dell’assassino kamikaze.