Colpevoli meritevoli del carcere a vita o innocenti vittime di un terribile errore giudiziario? Un errore che – intendiamoci bene – non si può attribuire alla negligenza dei giudici che hanno stabilito la loro colpevolezza: loro decidono sulla base degli elementi portati al loro cospetto nell’ambito circoscritto del processo e non su quanto di altro non fu approfondito nell’indagine. Fatto sta che ora si apprende (a parlarne il quotidiano “Il Tempo” nell’edizione del 2 luglio) che in un’inchiesta della Direzione antimafia di Milano del 2020, durante un’intercettazione, alcuni appartenenti a un gruppo criminale dedito allo spaccio a Erba hanno parlato di sim segrete da utilizzare solo per fare ricerche internet in merito alla Strage: “Sai qual è il problema? Questa qua la uso (la sim), riguardo l’omicidio. Chiudi il telefono, ascolta me, chiudi il telefono. Devi guardare la Strage di Erba e chiudi. Non lo devi usare mai per chiamare e mandare whatsapp, hai capito cosa devi fare?”. Il colloquio intercettato è piuttosto significativo e foriero di un inevitabile quesito: perché i trafficanti di droga del comasco utilizzavano schede telefoniche per cercare notizie sulla Strage di Erba? Ricostruzione, come riportato dal giornalista Felice Manti su “Affaritaliani.it”, si lega al racconto di Abdi Kais, testimone chiamato in causa dalla difesa di Olindo e Rosa il quale ipotizza il movente della droga per la strage.
Chi è Abdi Kais: – si tratta di un tunisino residente nell’appartamento di Marzouk (padre del bambino ucciso e marito della donna trucidata) condannato con lui per spaccio. Egli racconta di rivalità per lo spaccio di droga ad Erba con protagonisti: gli albanesi, la ‘ndrangheta e i marocchini. Si legge su “Affari Italiani” nella sintesi della testimonianza di Kais: “La famiglia e lo stesso sodalizio di Azouz avevano ricevuto delle minacce dagli albanesi attraverso una gang di marocchini. La moglie in particolare, Raffaella Castagna, aveva ricevuto delle minacce telefoniche, ed era anche stata inseguita da una macchina di grossa cilindrata”. Poi conclude: “L’ipotesi plausibile è che i marocchini, su ordine degli albanesi, siano andati a casa di Azouz pensando di trovare la droga e i soldi. Non avendola trovata hanno ucciso le persone che erano dentro e hanno messo fuoco alla casa”. Certo che lo scenario che si apre mette tutta la vicenda sotto un’altra luce e, soprattutto, svela un movente più solido rispetto a quello della lite tra vicini che secondo le sentenze avrebbe animato coniugi Rosa e Olindo.
Una nuova pista: – Insomma, ci sarebbe una nuova pista sulle implicazioni di un traffico di droga e sul coinvolgimento di Azouz Marzouk, che quell’11 dicembre 2006 perse la moglie Raffaella Castagna e il figlio Youssef. Del resto, senza sbilanciarsi più di tanto, lo stesso Azouz Marzouk si era dichiarato convinto che i due coniugi fossero innocenti. Che interesse avrebbe a difenderli se non ci fossero dubbi sulla loro colpevolezza? Militano a favore della tesi innocentista anche personaggi di ben altro livello, parimenti disinteressati se non ad ottenere una giustizia giusta. Facciamo riferimento al il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano Cuno Tarfusser il quale paradossalmente è stato addirittura sottoposto ad un procedimento disciplinare per essersene interessato.