di Francesco Paolo Iacovelli*
Questo non è uno studio come tutti gli altri, questa è un’analisi profonda del disagio umano e racconta della povertà di cultura e di spirito; è l’esame di un raggiro che non doveva finire così, non era previsto; è la storia di credenze e manipolazione; è Il triste episodio che ha coinvolto Maria Ilenia Politanò, avvenuto 30 anni fa nella città di Polistena, dove ho vissuto per circa 16 anni. Un paese di poco più di 10.000 abitanti, situato ai piedi dell’Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria, nell’entroterra della Piana di Gioia Tauro. Questo territorio è prevalentemente agricolo e conserva ancora profonde tracce di antiche culture e credenze. E’ la storia di un contesto familiare che rappresenta un caso estremo di devianza sociale, permeato da influenze sociologiche, psicologiche e cliniche. La morte prematura della piccola, avvenuta durante un prima presunto e poi accertato rituale di “esorcismo”, ha sconvolto non solo la comunità locale, ma ha anche sollevato interrogativi più ampi sulla natura dell’abuso infantile e sulla manipolazione delle credenze religiose a fini nefasti.
Il coinvolgimento dei genitori di Maria Ilenia, Michele Politanò, 23 anni, e Laura Lumicisi, 20 anni, persone semplici e umili, prive di istruzione, radicate in una cultura popolare profondamente cristiana e devota, che contrasta ormai con le conoscenze e i valori della fine del XX secolo, riflette un contesto socio-economico precario, comune in molte aree rurali della penisola ed in particolare del meridione. La loro ricerca di risposte e sollievo da presunti fenomeni paranormali evidenzia una vulnerabilità sociale che spesso si traduce in ricorso a pratiche superstiziose e a individui carismatici come la maga coinvolta nel caso.
Il caso:
È il 12 settembre del 1994 quando all’Ospedale di Polistena – Reggio Calabria – giunge una neonata di due mesi (51 giorni per l’esattezza), morta a seguito di violenti percosse. Il corpo senza vita della piccola Maria Ilenia Politanò è stato portato presso il nosocomio cittadino da Vincenzo Fortini, zio della bimba, L’autopsia rivelerà che Maria Ilenia è stata brutalmente seviziata e picchiata, con gravi lesioni agli organi interni.
Il cuore della piccola non batte più e nell’immediato ai medici non resta che constatare che la fragilità di un esserino così piccolo è stata brutalmente violata dalle gravi percosse ricevute, non esistono altre cause che possano spiegare danni così importanti.
Ma cosa è successo?
La drammatica storia di Maria Ilenia Politanò prende forma quando arriva al pronto soccorso dell’ospedale di Polistena. La bambina sembra già senza vita e i medici, sconvolti e increduli, scoprono che la piccola è stata brutalmente maltrattata e percossa. L’orrore è palpabile e subito emergono domande pressanti: dove sono i genitori della bambina e chi ha commesso una simile atrocità?
La scena che si presenta agli occhi dei medici è straziante: un corpicino segnato da violenze indicibili, una testimonianza muta di un dolore e di una barbarie che nessuno era preparato a vedere. Il pronto soccorso diventa un luogo di incredulità e profonda commozione, dove gli sguardi attoniti dei sanitari si posano su quella giovane vittima innocente. Accettare la realtà che si sta svelando è un compito arduo. Come può una creatura così fragile e indifesa essere stata sottoposta a tanta crudeltà? Ogni dettaglio del corpo martoriato di Maria Ilenia cerca spiegazioni, spingendo i medici e le autorità a cercare risposte immediate. Le domande si affollano nelle menti di tutti: chi è capace di infliggere tanto dolore? E perché?
In un crescendo di tensione e sgomento, il peso di questa vicenda si fa sempre più opprimente, evocando un’ombra di orrore e disperazione che avvolge l’intera comunità. La ricerca della verità diventa imprescindibile, in un contesto di sofferenza collettiva che richiede non solo giustizia, ma anche un esame approfondito delle dinamiche oscure che hanno condotto a questo tragico esito.
Questo segna l’inizio di una storia che influenzerà profondamente non solo la famiglia Politanò, ma anche l’intera città di Polistena e tutta la provincia, lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva.
Un dramma familiare avvolto nel mistero
Sotto un cielo plumbeo, una casetta umile nella periferia di Polistena si trasforma in palcoscenico di un orrore. Al vicino ospedale la piccola bimba giace esanime, vittima di una tragedia inenarrabile. Mentre il tempo pare si sia fermato, I medici attoniti attendono ansiosi l’arrivo delle forze dell’ordine.
Nel frattempo, al di fuori del paese, nelle campagne di Polistena, i familiari si trovano intrappolati in un limbo temporale permeato di angoscia e terrore, nell’attesa e nella speranza del ritorno di Vincenzo Fortini con notizie confortanti. Non sono ancora del tutto consapevoli della traiettoria senza ritorno che la loro vita ha preso. L’atmosfera è carica di una tensione tangibile. Ogni respiro penetra l’aria come una lama affilata, carico di una consapevolezza tragica e inevitabile, mentre il silenzio, denso e opprimente, amplifica i timori, trasformandoli in una presenza tangibile e incombente.
All’arrivo sulla scena del crimine, gli uomini della Polizia di Stato, avviano una fase decisiva di interrogatori. Laura Lumicisi e Michele Politanò, genitori della giovane vittima, vengono sottoposti a un’indagine serrata sull’infanticidio. La determinazione e la precisione nel raccogliere i dettagli si rivelano essenziali per ricostruire le dinamiche del delitto. Con domande taglienti e risolute, la Polizia rompe il silenzio, portando alla luce la tragica verità celata nell’ombra della superstizione e della crudeltà.
Laura e Michele, devastati e angosciati, affrontano una realtà insostenibile. La perdita violenta della loro figlia li getta in un abisso di dolore senza fine. Ogni interrogatorio della Polizia è un tormento, ogni risposta un fiume in piena verso la rivelazione di una verità atroce.
Il caso di Polistena si riempie di enigmi e interrogativi. Come può essersi verificata una tragedia tanto devastante? Quali sono i ruoli dei familiari della bimba in questa vicenda? Con il proseguire delle indagini, emergono scenari sempre più inquietanti e raccapriccianti. La scena del crimine, fissata in questo dramma, rappresenta non solo un luogo materiale, ma anche un simbolo di oscurità morale e spirituale. È un luogo dove la ragione è stata sopraffatta dalla insania e dove il fervore religioso ha trovato un terreno fertile per manifestarsi con violenza. In questo contesto, l’attesa diventa una prova di resistenza psicologica, un viaggio nei meandri più oscuri dell’animo umano, dove ogni speranza sembra svanire. Questa crescente tensione culmina nella scoperta di una verità tanto sconvolgente quanto difficile da accettare. Una verità che mette in luce le profonde ferite inflitte a una famiglia manipolata e distrutta da credenze irrazionali e fanatismo cieco, che ha condotto alla tragica e ingiusta morte di una neonata.
Tra confessioni e orrore
Laura Lumicisi e Michele Politanò, al culmine di una folle tragedia, non hanno esitato a rivelare di essere stati testimoni diretti dell’atroce violenza perpetrata ai danni della loro piccola Maria Ilenia. In presenza della nonna e degli altri familiari, si è consumata un’azione di brutalità senza precedenti. Maria Ilenia è stata oggetto di un’aggressione spietata: privata delle vesti, a pancia sotto su di un cuscino posto su di un tavolo, picchiata, scossa e torturata. Il motivo di tale barbarie risiede nella delirante convinzione che la piccola fosse posseduta dal maligno. Tutta la famiglia ha assistito impotente a un esorcismo improvvisato e privo di ogni logica, messo in atto dallo zio Vincenzo Fortini che, dopo le tante violenze inferte, ha ritenuto di poter liberare la neonata dal presunto male soffiando nelle sue parti intime, un gesto poi imposto agli altri membri della famiglia, mentre recitavano preghiere con fervore disperato, accompagnando le violenze con invocazioni a Dio e minacce a Satana. In una parentesi di lucidità, Fortini ha deciso di portare la bambina in ospedale, ma purtroppo era troppo tardi. La piccola Maria Ilenia è deceduta “per arresto cardio-circolatorio conseguente a emorragia cerebrale diffusa”. La confessione di Laura e Michele non ammette repliche. Un evento agghiacciante si è svolto sotto i loro sguardi, originato da una convinzione tanto irrazionale quanto pericolosa. Ipnotizzata dal carisma malsano di Fortini, la famiglia ha obbedito senza fiatare ai suoi comandi, venendo trascinata in un vortice di fanatismo e superstizione.
Retrospettiva: Dodici Mesi di Follia Mistica
Per sondare le origini dell’esorcismo folle e tragico che ha segnato la fine di Maria Ilenia Politanò, è necessario tornare indietro nel tempo di un intero anno. Dopo la morte del padre di Laura avvenuto a causa di un brutto male, la giovane donna e la sua famiglia iniziano a condizionarsi sulla presenza di un’energia negativa all’interno della propria casa. Nei mesi a seguire, nell’umile dimora di via Esperia, i giovani sposi Politanò affrontano un crescendo di angoscia. Laura Lumicisi, tormentata da strani rumori e presenze inquietanti, condivide con i familiari episodi di porte che sbattono senza motivo apparente e di strani rumori provenienti dalle stanze di casa, coinvolgendo immediatamente la madre, Rosina Lumicisi, 47 anni (madre di Laura e nonna di Maria Ilenia). Nella ricostruzione dell’elemento psicologico del disagio incombe tra l’altro il fattore che riguarda la costruzione della loro abitazione sui resti di un camposanto sconsacrato risalente ai secoli scorsi. Un perenne senso di presenza non umana, di qualcosa di così sinistro, spinge Rosina a chiedere aiuto ai parenti di Roma, tra cui la sorella Mirella Lumicisi (39 anni e sorella di Rosina) e il marito Vincenzo Fortini (41 anni di professione panettiere), abitanti esattamente a Genzano di Roma, i quali suggeriscono l’intervento di una potente maga della loro zona in grado di scacciare il male.
Tra truffa, manipolazione e credulità
Maria Ilenia, come molti neonati, piange spesso. I suoi pianti sono ripetuti, continui e snervanti, ma rimangono sempre i pianti di un neonato innocente. La bimba soffre, trovando pace solo nelle poche ore di sonno. Anche la madre, Laura, è comprensibilmente esausta sia mentalmente che fisicamente dalle difficili prime settimane da neomamma. È in questa fase che emergono prepotentemente superstizioni, credenze e fondamentalismo religioso, influenzando profondamente la situazione. Immersi nel loro abisso di angoscia e fragilità, i Lumicini-Politanò si aggrappano con fermezza alla prospettiva di guarigione proposta da Yvette Duvall, un’oscura figura conosciuta anche come Francesca Giananti, suggerita loro con convinzione dagli zii Mirella e Vincenzo. Questa presunta guaritrice, aveva avvertito la famiglia che, se non l’avessero ingaggiata, si sarebbero verificati tragici eventi: la bambina sarebbe morta in poco tempo, Laura sarebbe deceduta durante il parto, Michele sarebbe perito in un incidente e la nonna (madre di Laura) sarebbe morta entro un anno. Spaventati da queste previsioni (senza fondamento), Laura Lumicisi e Michele Politanò decisero di rivolgersi alla fattucchiera romana per chiedere aiuto. La Maga offrendo la liberazione da forze oscure, esige un tributo di 25 milioni di lire che la famiglia avvolta da un velo di credulità è disposta a pagare. Yvette si insedia nell’oscurità delle loro vite trasferendosi a vivere con i due giovani, stabilendo il suo dominio per un lungo periodo di quindici giorni. Durante questo tempo, con abilità, la falsa maga mette in scena pratiche ipnotiche e rituali spirituali, manipolando astutamente le menti fragili e provate dei Lumicini-Politanò e guadagnandosi una fiducia assoluta. I giorni passavano e nonostante le sue rassicurazioni, Yvette non riesce a dissipare il presunto male che aleggiava nell’abitazione. Da qui al costo di 3 milioni di lire, prima di rientrare a Roma il 27 agosto 1993, compie un sinistro atto finale di manipolazione: “investe” tre membri della famiglia con presunti poteri esorcistici – Vincenzo Fortini, Mimmo Lumicisi (fratello ventiduenne di Laura) e Maria Barnabà (cugina). Questo rito di “investitura” si rivela essere la scintilla che accende la discesa dei Lumicini-Politanò nell’abisso del delirio mistico, con conseguenze tragiche e irreversibili.
Fortini si lascia avvolgere sempre più da un’ossessione di onnipotenza spirituale, percependo il Male in ogni angolo e convincendosi di essere guidato direttamente da Padre Pio. Mimmo Lumicisi si abbandona a deliri di grandezza, credendo di essere la reincarnazione di San Francesco, mentre Maria Barnabà sosterrà di essere la Madonna di Lourdes. Tra allucinazioni, preghiere ossessive e visioni disturbanti, la famiglia viene trascinata in una spirale di follia collettiva, sostenuta dalla credulità e dalla superstizione. Questo clima di suggestione sconvolgente raggiunge il suo culmine nella tragica il 12 settembre, quando la decisione di organizzare una veglia per contrastare il Male diventa il punto di non ritorno. Fortini, è completamente fuori controllo, e crede che la neonata sia posseduta dal demonio. Nella follia crescente le azioni brutali dello zio delirante trovano giustificazione nella sua torbida allucinazione, portando a un esorcismo improvvisato che culmina in una serie di violenze inaudite inflitte alla piccola. La tragica fine di Maria Ilenia diventa il risultato estremo di una combinazione letale di manipolazione, ignoranza e fanatismo distorto. Da quel baratro dell’ignoranza e della superstizione ha inizio un viaggio nell’inferno della mente umana, segnando tragicamente la fine della vita di Maria Ilenia e la rovina irreversibile della famiglia.
Analisi Sociologica e Criminologica
Dal punto di vista sociologico, il caso della famiglia Politanò evidenzia il concetto di vittimizzazione secondaria, in cui le vittime di un evento traumatico subiscono ulteriori danni o sfruttamenti da parte di terzi. In questo contesto, la famiglia Politanò, già in una situazione di vulnerabilità socioeconomica precaria, diventa ulteriormente vittima delle manipolazioni della presunta guaritrice Ivette. Questa situazione mette in luce le disuguaglianze sociali e le disparità di potere che possono rendere certe persone più suscettibili a essere sfruttate e abusate.
Dal punto di vista criminologico, l’azione di Ivette può essere considerata come un abuso di fiducia e un atto di manipolazione psicologica. Sfruttando la disperazione e la vulnerabilità della famiglia Politanò, Ivette utilizza promesse di liberazione da presunte influenze demoniache per ottenere una somma ingente di denaro. Questo comportamento non solo aggrava ulteriormente la loro situazione di sofferenza, ma può anche essere considerato un atto criminale che sfrutta le debolezze e le credenze delle vittime a fini di lucro personale.
Analisi del microcontesto
Nel microcontesto, il caso della suggestione collettiva all’interno della famiglia Politanò rivela il potere delle dinamiche interne di un gruppo ristretto. Vincenzo Fortini, Mimmo Lumicisi e Maria Barnabà, membri della famiglia, si sono tutti abbandonati a illusioni mistiche, credendo di essere guidati da figure sacre come Padre Pio, San Francesco e la Madonna. Questa condivisione di credenze e illusioni ha creato un ambiente in cui la loro convinzione nel ruolo divino che si attribuivano a vicenda è stata rafforzata reciprocamente. La loro interazione quotidiana, caratterizzata da discussioni, preghiere e rituali condivisi, ha consolidato la loro convinzione nel delirio collettivo, creando una sorta di “eco chamber” in cui le loro visioni distorte della realtà si alimentavano a vicenda. Questo ha reso più difficile per ciascun individuo nell’ambiente contestare o mettere in discussione le credenze degli altri, in quanto la coesione del gruppo era basata sulla condivisione di queste convinzioni distorte.
Analisi del macrocontesto:
Nel macrocontesto, il fenomeno della suggestione collettiva all’interno della famiglia Politanò può essere visto come riflesso di dinamiche sociali più ampie all’interno della società polistenese che nel 1994, probabilmente, non aveva ancora maturato una consapevolezza inclusiva e modernizzata. La credenza diffusa nella spiritualità più oscura all’interno della cultura di quel macrocontesto dell’entroterra reggino può aver fornito un terreno fertile per lo sviluppo di tali credenze all’interno della famiglia. Inoltre, il contesto sociale più ampio, caratterizzato da dislivelli culturali, da disuguaglianze economiche, può aver contribuito alla ricerca di conforto e significato attraverso credenze spirituali e religiose più intense.
Il macroambiente vissuto dagli attori di questa tragica vicenda ha creato un terreno fertile per il radicamento di credenze superstiziose. La loro condizione di emarginazione ha reso la famiglia particolarmente suscettibile alle influenze esterne negative, come quelle esercitate dal Fortini e dalla maga Ivette.
Superstizione e Religiosità
La religiosità estremizzata e le credenze popolari hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare un clima di panico e irrazionalità. In un contesto dove il confine tra fede e superstizione è sottile, la paura del Maligno ha preso il sopravvento, portando la famiglia a compiere atti di violenza inaudita nella convinzione di liberare la neonata da una possessione demoniaca. Il ruolo delle credenze e delle paure personali dei genitori è cruciale nel comprendere le loro azioni. La gravidanza di Laura, caratterizzata da presagi e sensazioni di presenze inquietanti, potrebbe essere stata influenzata da fattori emotivi e psicologici che hanno alimentato la loro credenza nella possessione demoniaca di Maria Ilenia. La famiglia, dopo la diagnosi di un tumore al capofamiglia Lumicisi, si rivolge a maghi e medium, credendo che la malattia sia causata da un malocchio. La situazione precipita con la morte del capofamiglia e l’insorgenza di fenomeni paranormali percepiti da Laura Lumicisi durante la gravidanza. Questi eventi portano la famiglia a credere che la loro casa sia infestata da spiriti maligni. La vulnerabilità emotiva e la ricerca di significato possono spingere le persone a credere a spiegazioni irrazionali per fenomeni che non riescono a comprendere razionalmente.
L’Epilogo Giudiziario: La Giustizia e le Sue Lacune
La condanna per l’omicidio
Nel corso del processo, Vincenzo Fortini, ritenuto dalla Corte d’Assise l’unico vero artefice del delitto, ha cercato di giustificare le sue azioni attraverso una drammatica rappresentazione di follia in aula, evocando Satana. Questo tentativo di difesa, volto a suscitare compassione o comprensione, probabilmente anche nella speranza di essere riconosciuto incapace di intendere e di volere, o nella ricerca di attenuanti, non ha alterato il corso della giustizia. Fortini è stato riconosciuto come l’autore materiale delle torture inflitte alla piccola Maria Ilenia e condannato a 18 anni di reclusione.
La Condanna della Maga
Francesca Giananti, nota come la maga Yvette Duvall, è stata accusata e condannata per truffa. La pena inflittale è stata di 1 anno e 8 mesi di reclusione, evidenziando un’importante lacuna nel sistema giuridico. Nonostante il suo ruolo cruciale nella manipolazione della famiglia, la sua responsabilità nell’omicidio non è stata adeguatamente riconosciuta sebbene il suo intervento possa essere definito come fattore determinante della follia collettiva e che pur conoscendo la condizione di vulnerabilità della neonata e della sua incapacità di difendersi non diluiva gli intenti dei suoi aguzzini pur di mantenere l’ottenuto profitto.
L’Assoluzione dei Parenti
Un discutibile iter processuale del Tribunale di Palmi porterà, nel 1996, all’assoluzione degli altri membri della famiglia, inclusi i genitori di Maria Ilenia, con la motivazione di “ignoranza, superstizione e disperazione” ritenuti succubi e non complici del santone. Secondo gli articoli 88 e 89 del Codice Penale Italiano, questi individui sono stati considerati incapaci di intendere e di volere, data la loro immersione in un contesto di follia collettiva. Un’assoluzione che ha suscitato perplessità e indignazione, soprattutto alla luce delle prove che dimostravano la loro attiva partecipazione all’esecuzione dell’omicidio.
La motivazione dell’assoluzione si basa sulla presunta incapacità di intendere e di volere dei familiari in un contesto di “follia collettiva”. Una tesi che lascia aperta una profonda riflessione sull’adeguatezza del sistema giuridico italiano nel trattare casi di manipolazione psicologica e coercizione mentale.
L’AIUTORE
Francesco Paolo Iacovelli, Criminologo qualificato AICIS legge n. 4/2113