(AICIS) – E’ morto nel 1592 ma l’indagine sul suo decesso prenderà la svolta decisiva in questi giorni, dopo oltre 400 anni. Infatti, con il supporto dei Ris di Parma, è stato riaperto il caso (ai fini storici) sulla morte di Alessandro Farnese, terzo duca di Parma e Piacenza. Il giallo che si tenterà di risolvere è se, a 47 anni, Farnese morì di morte naturale o, come molti sospettano, fu avvelenato.

I resti del Duca e di sua moglie Maria di Portogallo sono stati traslati dalla chiesa della Steccata di Parma, dove riposano i regnanti del piccolo Stato emiliano, all’Istituto di medicina legale dell’Ospedale Maggiore dove sono iniziati gli esami autoptici. L’idea di investigare sulla morte del Duca è di Anna Zaniboni Mattioli, appassionata di storia, e Giuseppe Bertini, curatore del volume ‘La storia di Parma’ sui Farnese.

Alessandro Farnese nacque a Roma da Ottavio Farnese, nipote di papa Paolo III, e da Margherita d’Austria, figlia di Carlo V.

Trascorse i primi anni della sua vita a Parma dove fu testimone della cosiddetta guerra di Parma, tra le truppe francesi e ducali contro quelle pontificie e imperiali.

La sua morte venne ascritta all’esito di una ferita alla mano riportata durante un’ispezione nei pressi di Caudebec. Tuttavia, è singolare il fatto che nel morire gli fu risparmiato di vedere il provvedimento col quale era stato sollevato dall’incarico di governatore. E’ in questo clima che, intorno alla sua morte, è sorto qualche dubbio.

Dubbi che ora, con l’ausilio della scienza e della professionalità del RIS di Parma, potrebbero definitivamente essere sciolti.