Che valore ha la dichiarazione rilasciata all’investigatore privato nel coso di un incarico preventivo (non penale) quando poi la stessa persona assumerà la veste di indagato? Al quesito ha risposto la Cassazione con la sentenza n. 33559/2023, affermando due principi. Primo, in tema di reato di frode in assicurazione (art. 642 cp, le dichiarazioni rilasciate all’investigatore privato, delegato dalla compagnia assicuratrice, dalla persona che assumerà la veste di indagato, hanno natura di confessione stragiudiziale e sono, pertanto, utilizzabili in sede processuale e valutabili secondo le regole del mezzo di prova che le immette nel processo (conf. n. 1731/2017). Secondo, in tema di indagini difensive, è legittima ed utilizzabile l’attività svolta da un investigatore privato, prima della iscrizione della notizia di reato, al di fuori dell’ambito applicativo dell’art. 391-nonies, cpp, atteso che l’attivazione dello statuto codicistico previsto per l’attività investigativa preventiva è rimessa alla volontà del soggetto, avendo natura del tutto facoltativa (conf. n. 131107/2019).

Secondo la Corte, nel caso di specie, la società assicuratrice non aveva l’obbligo di nominare un difensore e non le era preclusa la facoltà di rivolgersi direttamente ad un investigatore privato, al fine di verificare la fondatezza dei sospetti circa la fuoriuscita indebita di materiale.