Ad oggi risulta praticamente impossibile non parlare di visione sistemica soprattutto se si tratta delle scienze forensi oppure, più in generale, dalla sicurezza della persona o degli interessi statali. Quello che è stato il progressivo avvicinamento dell’intelligence italiana al cittadino e alla comunità scientifica, non ha fatto altro che implementare strategie sempre più sistemiche e proattive a quello che è il verificarsi degli eventi nefasti. Nel caso specifico delle scienze forensi e di quelle investigative, soprattutto se si pensa all’evoluzione delle minacce assieme ai casi di complessa risoluzione, questo discorso assume una rilevanza pressoché essenziale in termini di ottenimento di informazioni o prodotti logici da quelli che sono i dati grezzi che spesso, per chi affronta questo mondo, si ritrova a dover analizzare. Dopotutto quello che è lo svilupparsi di strategie di analisi d’intelligence all’interno del tessuto delle scienze forensi può essere definito come un vero e proprio processo “di studio dei problemi forensi elaborato nella misura più accurata possibile per creare analisi logiche e imparziali su probabili eventi passati[1].

L’uso peculiare in questa definizione dei termini “logico” e “accurato”, seppur possano apparire scontati, nella fattispecie concreta vogliono significare quella sorta di “surplus  investigativo” dal quale è possibile rimediare a quegli errori, che vengono commessi anche dagli investigatori più bravi, di ragionare secondo una linea di pensiero quasi rettilinea tendente a ricercare tutte quelle informazioni che siano coerenti con la propria ipotesi non prevedendo, allo stesso tempo, quei fattori che la metterebbero in discussione. In tal senso quindi quello che la forensic Intelligence è riuscita a dimostrare è quanto è stato possibile implementare l’attività investigativa e giudiziaria, attraverso una serie di tecniche strutturate di analisi d’intelligence, in termini non solo di consapevolezza dei mezzi che ad oggi possono essere usati ma anche di espansione di quello che è il campo investigativo nel quale bisogna muoversi. In altri termini si è stati in grado di ottenere una serie di ipotesi alternative, dalla correlazione dei dati che si avevano a disposizione, secondo una visione più sistemica, al di fuori anche del singolo caso investigativo. Con l’aiuto di analisti sempre più preparati, investigatori più consapevoli e la nascita di sistemi automatizzati di correlazione dei dati sempre più potenti, ad oggi è possibile ottenere da questa sorta di approccio olistico,un “pacchetto informativo” nuovo del tutto consono a  oltrepassare una serie di limiti che oltre ad essere mentali possono essere anche di tipo informativo: con dati dubbi e limitati.

Non per niente oggi si richiedono, in ambito investigativo, delle competenze nuove:

 

Oggi è chiesto all’investigatore uno sforzo intellettivo che sappia mettere in correlazione situazioni, tracce ed oggetti, dando loro una spiegazione logica. Per farlo, ci vuole alto senso prospettico, sviluppato senso critico di osservazione dei dettagli, buona visione delle interconnessioni tridimensionali degli elementi fattuali, rigore scientifico, nella scelta e nella metodologia di approccio e applicazione degli strumenti del ragionamento (deduttivi, abduttivi ed induttivi).Un tempo si chiedeva all’investigatore di non pensare ma raccogliere, secondo il modello “don’t think, find out” (Cohen, 1931). Ora si comprende come tutto questo sia riduttivo ed incompleto[2].

 

Soffermandosi quindi sull’aspetto prettamente investigativo, si comprende quanto questo approccio risulti essere fondamentale per non compromettere e viziare quelle che saranno le attività di ricerca e i corrispettivi processi inferenziali futuri. In altri termini, quello che si richiede è una nuova consapevolezza, priva anche di bias psicologici, da parte dell’investigatore e a chi di competenza, nella ricerca: risulta sempre di più utile “l’impostazione asettica”, ossia un percorso logico pressoché scientifico lontano dalle prime valutazioni di tipo soggettivo. Non sono mancati casi per i quali si è rischiato di ricercare quello che si pensava effettivamente di trovare oppure altri esempi giudiziari per i quali ci si è limitati a risolvere il singolo caso giudiziario senza valutare quello che è il potente mezzo della correlazione.

 

Per questa ragione si sottolineano, a titolo di esempio e in supporto di numerosissime pubblicazioni tecniche, quelle che sono state le conquiste scientifiche e investigative ottenute dalla forensic intelligence:

 

  • Digital Forensic intelligence: importante disciplina per estrapolare proficue informazioni dall’immenso quantitativo di dati digitali ad oggi a disposizione.
  • Profilazione sistematica di carte d’identità falsificate: al fine di ottenere, dalla correlazione dei dati, specifiche conoscenze sulle quali intervenire per contrastare la frode documentale e la criminalità organizzata associata.
  • Computational intelligence in Digital Forensics: quella nuova branca di scienza che ha dimostrato alti tassi di credibilità nella ricerca e nelle analisi delle informazioni in tempi ristretti.
  • Lotta all’antidoping: individuare, neutralizzare o prevenire il traffico di sostanze dopanti o il doping organizzato attraverso la profilazione e la correlazione dei dati al di fuori del singolo caso giudiziario.
  • Lotta alla contraffazione delle medicine: in base anche allo studio e le correlazioni dei materiali sequestrati.
  • Collegamenti tra scene del crimine: mediante l’uso della metodologia d’analisi, proveniente della forensic intelligence, con i dati forensi (impronte digitali, DNA, bossoli ed ecc.. ).

 

Ciò che attualmente sta cercando di fare la forensic intelligence è smussare sempre di più gli angoli appartenenti alle due discipline scientifiche prese qui in oggetto: l’intelligence nazionale e le scienze forensi. Sebbene infatti la prima ha uno scopo preventivo teso a valutare prevalentemente quei rischi che potrebbero essere limitati in virtù di attente analisi, a differenza delle seconde, più intercalate verso finalità processuali, la direzione per la quale attualmente si cerca di muoversi è un approccio più sistemico verso quella che è l’incertezza interpretativa dei dati. Difatti, se si volessero analizzare più da vicino ci si accorgerebbe che, nelle rispettive attività e in proporzione ai propri obiettivi, hanno dei punti in comune:

 

  • Entrambe hanno a che fare con dati difficili da reperire o mancanti: che si tratti di minacce o crimini il contesto si presenta complesso e difficile da interpretare.
  • Ambedue devono far uso di un costante approccio deduttivo, induttivo e referenziale allo scopo di interpretare logicamente quegli elementi che apparentemente potrebbero sembrare sconnessi: i reati tanto quanto quegli episodi di spionaggio o controspionaggio.
  • Entrambe operano in un ambiente operativo sfavorevole: determinato da fattori variabili e tempi d’intervento ristretti.

 

Nonostante la notevole complessità delle operazioni di intelligence, rispetto a qualunque altro settore dedito alla sicurezza, si può affermare che nelle loro svariate discipline le scienze forensi necessitano di un ciclo d’intelligence, con i corrispettivi modelli d’analisi, che possa sempre di più essere strutturato a seconda delle necessità del singolo caso:

 

“Quando gli scienziati forensi affrontano l’esame di una traccia rinvenuta sulla scena del crimine s’imbattono in complicate analisi. Queste generano la Forensic intelligence, ossia l’opportuno, accurato ed utile prodotto di dati forensi grezzi logicamente trattati; nulla in più che quella forma di ragionamento logico già conosciuto ed applicato nel mondo dell’intelligence”[3].

 

Infondo se solo ci si soffermasse in quelle attività prettamente investigative e criminologiche,  ci si accorgerebbe che, come quelle d’intelligence, richiedono un’analisi accurata degli indicatori per individuare e prevenire quegli eventi delittuosi che si potrebbero verificare e che non si sono ancora verificati. Tali segnali preventivi però, in campo investigativo, non devono essere confusi con gli “indizi” che, in quanto tali, possono essere valutati dopo la realizzazione dell’evento criminoso e il consumarsi del reato.

Le attuali strumentazioni tecnologiche OSINT in uso oggi hanno permesso anche alle forze di polizia di ottenere una mole di dati da analizzare, richiedendo al contempo figure e metodologie sempre più adeguate a decifrarne i contenuti. Dunque, con l’analisi di questi dati o indicatori si rientra perfettamente in un’operazione, in minima parte similare a quella d’intelligence che, nel campo strettamente investigativo, permette alle forze di polizia o a chi di dovere di prevenire tutte quelle attività criminali che possono essere in fase di preparazione o compimento come nel caso dei sequestri, delle rapine, degli attentati ed ecc.

 

Per prevenire le attività criminali che si sviluppano sul territorio di competenza la migliore arma è rappresentata dall’intelligence investigativa, cioè da una attività di ricerca, di selezione, di analisi e di distribuzione di informazioni su tutto ciò che accade o sta per accadere sul territorio e che riguarda le intenzioni del criminale e dei gruppi criminali[4].

 

Nel caso per esempio di un probabile attacco terroristico la ricerca di indicatori, dal punto di vista di qualunque operatore preposto alla sicurezza, sono essenziali per poter prevedere o quantomeno limitarne gli effetti dannosi da questo derivanti.

Come la storia ci ha insegnato dietro la realizzazione di questi attentati vi sono sempre degli atti preparatori cioè una serie di azioni per le quali, definito l’obiettivo e il modus operandi, devono essere messe in pratica dai terroristi per realizzarli.

Nel caso per esempio dei recenti avvenimenti alcuni di questi indicatori potrebbero essere stati i seguenti:

 

  • Il bersaglio;
  • Il gruppo;
  • Il tipo di arma;
  • Il tipo di attentato;
  • Tutte quelle lacune di sicurezza che, per i terroristi, si sono trasformate in opportunità.

 

Secondo i maggiori esperti del settore il complesso fenomeno terroristico può essere interpretato e prevenuto attraverso degli accurati studi condotti sugli attentati che sono stati già messi in atto.

In ossequio a ciò una metodologia olistica di ricerca e analisi dei dati, anche da parte delle scienze forensi e investigative, risulta essere determinante per l’intero comparto della sicurezza che, in quanto tale, non può più ragionare per comparto stagno.

 

 

 

 Bibliografia usata:

 

  • Alastair Ross,2014, “Elements of a forensic intelligence model”, Australian Journal of Forensic Sciences.

             counterfeiting”,Forensic Science International,Volume 248, March 2015, Pages 15-32.

  • Josep DeAlcaraz-Fossoula ,Katherine A.Robertsb ,2017,“ Forensic intelligence applied to questioned document analysis: A model and its application against organized crime”, Science & Justice,Volume 57, Issue 4, July 2017, Pages 314-320.
  • Klara Dégardina, Yves Roggoa, Pierre Margotb,(2015) “Forensic intelligence for medicine anti
  • E. Wilson,M. E. Gahan,C. Lennard, &J. Robertson,2018,“ The forensic intelligence continuum in the military context”, Journal Australian of Forensic Sciences.
  • Rockwell e L.Saravo( Ribaux 2003),2013, “Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine”, G. Giappichelli Editore, Capitolo 1, pag 313.
  • Marco Cannavicci, 2006,“Intelligence investigative”, giornale di medicina militare.
  • Ribaux A. Girod S. J. Walsh P. Margot S. Mizrahi V. Clivaz,”(2003) Forensic intelligence and crime analysis”,Law, Probability and Risk, Volume 2, Issue 1, 1 March 2003, Pages 47–60.
  • Olivier Ribauxa, Benjamin Talbot ,Wrightb,2014, “Expanding forensic science through forensic intelligenc”,Science & Justice, Volume 54, Issue 6, December 2014, Pages 494-501.
  • Toqeer Mahmood, Zahid Mehmood, Mohsin Shah, Zakir Khan,2018, “An efficient forensic technique for exposing region duplication forgery in digital images”, Applied Intelligence,Volume 48, Issue 7, pp 1791–1801.

 

[1] L.Rockwell e L.Saravo( Ribaux 2003),2013, “Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine”, G. Giappichelli Editore, Capitolo 1, pag 313.  

[2] Ivi,322

[3] Ivi,p.313

[4] Marco Cannavicci, 2006,“Intelligence investigative”, giornale di medicina militare. 

Angelo Alabiso Criminologo AICIS