di Cristian Rovito

Lo studio del criminologo si basa anche sull’analisi e l’approfondimento di importanti report e studi forniti da Agenzie statali di rilievo come è l’Istituto italiano di statistica ISTAT). In questo modo si entra in quella che Stephen Hester e Peter Eglin nel loro interessantissimo e utile manuale di sociologia del crimine definiscono “criminologia amministrativa” [Hester, S., Eglin, P., (2022), Sociologia del crimine. Le prospettive costruzioniste, PM Edizioni]. Di interesse criminologico è quindi il recente report dell’Istat sul valore dell’economia non osservata [https://www.istat.it/it/files//2023/10/Report-ECONOMIA-NON-OSSERVATA-2021.pdf], al cui interno rientrano quelle risorse economiche discendenti dalla gestione dei rifiuti e/o dalle attività legali di gestione ambientale, che sfuggono all’economia legale, che rivestono grande rilevanza per l’analisi della green criminology (e criminologica in senso lato!) e politico – sociale. O comunque quelle che attengono direttamente od indirettamente alla “questione ambientale”.

Nel 2021 il valore dell’economia non osservata ha raggiunto i 192 miliardi di euro. L’economia sommersa si attesta a poco meno di 174 miliardi di euro, mentre le attività illegali superano i 18 miliardi. Rispetto al 2020, il valore dell’economia non osservata cresce di 17,4 miliardi, ma la sua incidenza sul Pil resta invariata (10,5%). Le unità di lavoro irregolari sono 2 milioni 990mila, con un aumento di circa 73mila unità rispetto al 2020.

L’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta e comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e illegale. Le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare. Ad esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima integrazione contiene, in proporzione non identificabile, effetti collegabili a fenomeni di carattere puramente statistico ed elementi ascrivibili a componenti del sommerso non completamente colte attraverso le consuete procedure di stima. L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Si pensi, ad esempio, a quei soggetti che smaltiscono rifiuti senza averne titolo, potendo peraltro garantire prezzi favorevoli con danni al regime concorrenziale, ai mancati introiti fiscali e soprattutto all’ambiente.

Le attività illegali incluse nel Pil dei Paesi Ue sono la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.

Nel 2021 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 192 miliardi di euro, segnando una crescita del 10,0% rispetto all’anno precedente (quando era 174,6 miliardi), sostanzialmente in linea con la dinamica del Pil (+9,7%). L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza mantenuta costante al 10,5%, 0,8 punti percentuali al di sotto di quanto osservato nel 2019 (11,3%). La crescita dell’economia non osservata è stata guidata dall’andamento del valore aggiunto da sotto-dichiarazione, che ha segnato un aumento di 11,7 miliardi di euro (pari al 14,6%) rispetto al 2020. Di minore entità l’incremento del valore aggiunto generato dall’utilizzo di lavoro irregolare (5,7 miliardi di euro, pari al 9,2%) e dalle attività illegali (0,9 miliardi di euro, pari al 5,0%).

La sostanziale stabilità dell’incidenza dell’economia non osservata sul Pil è dunque il risultato di andamenti eterogenei delle sue componenti. In particolare, mentre la dinamica marcata mostrata dalla sotto-dichiarazione ne ha riportato l’incidenza sul Pil ai livelli pre-crisi (5,0%), la crescita meno sostenuta del valore aggiunto da lavoro irregolare ha comportato un’ulteriore discesa della sua incidenza (fino al 3,7%, dal 4,3% del 2019). Questi andamenti hanno prodotto una significativa ricomposizione del peso delle diverse componenti sul totale dell’economia non osservata. Rispetto al 2020, infatti, ad un aumento della rilevanza della sotto-dichiarazione (dal 45,6% al 47,6%) si è associata una riduzione di tutte le altre tipologie: dal 35,7% al 35,5% il lavoro irregolare, dal 9,9% al 9,5% l’economia illegale, dall’8,7% al 7,5% le altre componenti.

L’economia non osservata (NOE, Non-Observed Economy) include quelle attività economiche che sfuggono all’osservazione statistica diretta. L’inclusione delle diverse componenti della NOE nei conti nazionali consente di rispettare il principio dell’esaustività nella rappresentazione dei flussi economici e contribuisce a migliorare e rendere più trasparenti le stime del prodotto interno lordo e del reddito nazionale lordo, nonché garantirne la comparabilità nel tempo e con gli altri paesi.

La Noe è costituita da quattro componenti: 

  • Il sommerso economico che include tutte le attività volontariamente celate alle autorità fiscali, previdenziali e statistiche. È costituito dall’ammontare di valore aggiunto non osservato derivante dalle dichiarazioni mendaci riguardanti il fatturato e/o i costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto), o dall’utilizzo di input di lavoro non regolare;
  • L’economia illegale che include le attività che producono beni e servizi illegali, o che, pur riguardando beni e servizi legali, sono svolte senza adeguata autorizzazione o titolo. Seppure il sistema dei conti nazionali dovrebbe registrare tutte le attività illegali all’interno dei confini della produzione e caratterizzate dal mutuo consenso fra i contraenti, sulla base delle indicazioni fornite da Eurostat, solo state incluse nel sistema dei conti solo il traffico di droga, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco;
  • Il sommerso statistico che include tutte le attività non osservate per motivi riferibili alle inefficienze informative che caratterizzano le basi di dati (errori campionari e non) o per errori di copertura negli archivi.
  • L’economia informale include tutte le attività produttive svolte in contesti poco o per nulla organizzati, basati su rapporti di lavoro non regolati da contratti formali, ma definiti nell’ambito di relazioni personali o familiari.

Benché la misurazione del sommerso economico sia principalmente costituita dalla stima della sotto-dichiarazione del valore aggiunto e dal valore aggiunto generato con l’utilizzo di lavoro non regolare, ulteriori integrazioni derivano dalla valutazione delle mance che i lavoratori dipendenti ricevono dai clienti in alcune attività economiche, dai risultati della procedura di riconciliazione delle stime indipendenti dell’offerta e della domanda, dal valore degli affitti in nero.

Infine, relativamente al valore aggiunto sotto-dichiarato e generato da input di lavoro irregolare, viene calcolato anche il valore della relativa imposta sul valore aggiunto dovuta ma non versata all’erario (frode IVA). In accordo con le indicazioni regolamentari, si considera la sola componente di frode senza la complicità della controparte. In questo contesto, infatti, l’acquirente paga l’IVA che, trattenuta dal venditore, entra nel suo valore aggiunto e, conseguentemente, nel sistema economico. Nel caso opposto, in cui invece ci sia complicità fra le parti, il valore dell’imposta non viene né pagato dall’acquirente né incassato dal venditore e, dunque, non entra nei flussi economici misurati dai conti nazionali.

La sotto-dichiarazione del valore aggiunto è connessa all’occultamento di una parte del reddito d’impresa attraverso dichiarazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi.

Il valore aggiunto sommerso (sia nella componente sotto-dichiarazione sia in quella da lavoro non regolare) rappresenta un imponibile non dichiarato ai fini IVA. L’esistenza di un valore aggiunto sommerso, dunque, comporta implicitamente una frode IVA ai danni dell’erario nella forma di un mancato pagamento. La frode IVA, che trae origine da una transazione non registrata, può avvenire con o senza il consenso dell’acquirente. Nel primo caso i contraenti si accordano per non registrare la transazione e il flusso di imposta non avviene: l’acquirente non la paga e il venditore non la incassa, senza generare quindi alcun impatto sul sistema economico. Nel secondo caso, invece, il venditore non registra la transazione e, dunque, non paga l’imposta che pure è inclusa nel prezzo del bene pagato dall’acquirente. In quest’ultimo caso l’IVA incassata dal venditore e non versata all’erario entra nel suo reddito e, conseguentemente nel sistema economico. Pertanto è necessario che la frode IVA senza complicità venga registrata nei conti nazionali ad integrazione del valore aggiunto e quindi del PIL.

La somma mastodontica di 192 miliardi è una cifra enorme se si considerano i gravi problemi che attanagliano in modo particolare un paese come l’Italia, i cui governi, dovendo contare su sempre più esigue risorse finanziarie, sono chiamati a dare risposte tempestive, efficaci ed efficienti, che devono comunque mantenersi entro specifici equilibri di bilancio statale.

L’AUTORE

Cristian Rovito è un criminologo qualificato AICIS, sociologo del crimine, giurista, consulente ed esperto ambientale, operatore di polizia giudiziaria del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Scrive per diverse riviste specializzate di settore, giornali, magazine e blog.

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