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MESSA ALLA PROVA: INCOSTITUZIONALE L'ISCRIZIONE NEL CERTIFICATO PENALE In evidenza

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La menzione nei certificati penali dei provvedimenti sulla messa alla prova costituisce un in “un ostacolo al reinserimento sociale del soggetto che abbia ottenuto, e poi concluso con successo, la messa alla prova”. Una simile iscrizione infatti, può creargli “più che prevedibili difficoltà nell’accesso a nuove opportunità lavorative”. Così si è espressa la Corte Costituzionale nella sentenza 231/2018, depositata qualche giorno fa.

La messa alla prova consiste nell'affidamento dell'imputato all'ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda come attività obbligatorie l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività; l’attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; il risarcimento del danno cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato.

Secondo la corte è irragionevole, e contrario al principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, che i provvedimenti sulla messa alla prova siano menzionati nei certificati penali richiesti dalla persona interessata. Di qui l’illegittimità articoli 24, primo comma, e 25, primo comma, Dpr n. 313/2002 (norme sul casellario giudiziale) nella parte in cui imponevano di riportare nel certificato generale e in quello del casellario, richiesti dall’interessato, l’ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato nonché, implicitamente, anche la sentenza che dichiara l’estinzione del reato per il buon esito della prova. La menzione nel certificato - secondo la Corte - oltre ad ostacolare il pieno reinserimento sociale, è in contraddizione la ragion d’essere della dichiarazione di estinzione del reato (con cui si chiude il processo se la prova è positiva), che è l’esclusione di qualunque effetto pregiudizievole, anche in termini di reputazione, a carico dell’imputato. Peraltro, l’obbligo di iscrivere nel certificato del casellario i provvedimenti sulla messa alla prova si risolve in un “trattamento deteriore” di chi beneficia di questi provvedimenti rispetto a chi, in altri procedimenti, come il patteggiamento, beneficia della non menzione nei certificati richiesti dai privati. In entrambi i casi si tratta di istituti che hanno una finalità deflattiva con risvolti premiali per l’imputato. Infine, un ulteriore profilo di irragionevolezza è rappresentato dal fatto che, mentre nella generalità dei casi la riabilitazione fa venir meno la menzione della condanna nei certificati, nel caso della messa alla prova la riabilitazione è per definizione esclusa, non trattandosi di una condanna.

 

 

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