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COMPORTAMENTO NON VERBALE E ANALISI DEL SOGGETTO In evidenza

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(Angelo Alabisio*) Nonostante il linguaggio del corpo non rappresenti realmente una scienza esatta è possibile, attraverso le dovute conoscenze, poterne fare un uso consapevole, durante la propria vita, per tutte quelle occasioni per le quali è utile farsi una prima idea di una persona e delle sue intenzioni. In genere, istintivamente l’essere umano quando avverte che qualcuno lo sta mentendo è perché il suo intuito è stato in grado di percepire, inconsciamente una serie di fattori per i quali è stato possibile notare delle anomalie. Nelle relazioni interpersonali, quest’ultima parola, rappresenta un elemento fondamentale che chiunque dovrebbe saper riconoscere per smascherare le intenzioni di un nemico che, in determinati casi, potrebbe mentire su tante cose. L’atto comunicativo, con tutti i suoi ingranaggi, non rappresenta solo uno scambio di informazioni ma, a differenza di quel che si può pensare, presuppone un vero e proprio processo di influenza reciproca che, se conosciuta dal soggetto, può portare una serie di vantaggi strategici. Subirne passivamente le caratteristiche, non avere un approccio critico, vuol dire anche non essere in grado di leggerne quei “segnali” che spesso possono rivelarsi fondamentali per l’atto comunicativo in sé.

Partendo dal presupposto che è impossibile non comunicare ( anche quando si sta in silenzio) sarebbe plausibile affermare che molti gesti, determinati dalla comunicazione non verbale, sono gli stessi in tutto il mondo. Generalmente, tralasciando ovviamente tutta la parte dei disturbi psichici, quando si è felici si sorride, quando si è arrabbiati si tende a corrugare le sopracciglia nonché, quando si è in disaccordo, ad assumere una postura di chiusura netta. Tutto ciò non esclude, però, che possano esserci altri motivi intrinseci alla persona che potrebbero non corrispondere a questi significati. A differenza di quello che viene diffuso attraverso il mezzo televisivo, è giusto asserire che capire realmente se una persona sta mentendo oppure quali potrebbero essere le sue intenzione, presuppone un insieme di fattori che in maniera probabilistica, e non certa, possono essere coerenti nel definire un quadro specifico piuttosto che un altro. Oggi da questo punto di vista esistono addirittura degli strumenti elettronici e delle check-list in grado di valutare, scientificamente, le espressioni per esempio del viso e del corpo. A prescindere da ciò, nella vita di tutti i giorni, chiunque può essere in grado di farsi un’idea di un soggetto attraverso il suo comportamento non verbale che, se associato a quello verbale e paraverbale, può delineare aspetti importanti sul suo modo di essere e di agire. Questo concetto, ovviamente, non è solo cruciale da un punto di vista di consapevolezza dell’altro ma anche di se stessi e del proprio modo di essere. Apparire sicuri di sé, attraverso una posizione eretta, aperta e con i palmi delle mani rivolte verso l’interlocutore per alcuni ruoli, situazioni o ambiti lavorativi, può avere un peso determinante. Di converso, una postura curva, chiusa e con un tono vocale spento e poco sicuro, sono tutti elementi che spesso aumentano le possibilità di ricorrere a determinati processi di vittimizzazione. Per quanto riguarda l’altro, e dell’idea che è possibile farsi sulle sue intenzioni, è importante concentrarsi sugli aspetti comportamentali, oltre che verbali, per capire per esempio se sta mentendo. Avere un atteggiamento di chiusura, interporre le proprie mani davanti al viso quando si sta dicendo qualcosa, difficoltà di sostenere lo sguardo seguito da dissonanze verbali e determinati movimenti oculari (generalmente in altro a destra vuol dire che si sta costruendo l’accaduto), probabilmente, e lo si sottolinea, stanno a significare che il soggetto sta dicendo qualcosa che non lo mette a proprio agio. Allo stesso tempo, però, nessuno può escludere che lo stesso sia semplicemente timido e non riesca a esprimere con fermezza un concetto. Sarà fondamentale in questo caso riuscire a capire la personalità della persona attraverso tutti una serie di fattori che vanno analizzati nella loro interezza. Banalizzare questa importante arma a semplicemente pochi aspetti, oltre che essere dannoso, può risultare deleterio nei confronti del processo di interazione stesso. Difatti, elementi come la prossemica, la posizione delle mani, del viso e di tutto il corpo andrebbero valutati in maniera olistica, tenendo conto che le “anomalie” linguistiche, paraverbali e comportamentali sono le fonti principali per le quali attivare determinati campanelli di allarme. Non mancano delle volte per le quali il nostro interlocutore per esempio nega qualcosa annuendo con la testa, oppure si dimostra disponibile assumendo un posizione di netta chiusura (braccia conserte, gambe incrociate, mani rigide e in posizione di protezione) per non trattare tutte quelle situazioni per le quali egli continua a ripetere di voler solo parlare per chiarire assumendo, al contempo, una posizione protratta in avanti, aggressiva, con continue invasioni della nostra zona intima ( tra i 46 cm e il 1.22 metri).

Come ogni specie anche l’essere umano è dominato da regole biologiche in grado di condizionare le proprie emozioni, istinti e comportamenti. In tal senso, la consapevolezza dei “segnali” emessi dall’altro o da noi stessi risultano essere fondamentali per comprendere meglio la realtà circostante e le sue sfumature.

 

* Membro dell'Associazione Criminologi per l'Investigazione e la Sicurezza.

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