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E' REATO CERCARE PROVE DEL TRADIMENTO NEL PROFILO SKYPE DELLA MOGLIE In evidenza

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Entrare nel profilo skype della moglie, per incastrarla con prove inconfutabili in Tribunale nella causa di separazione, é reato. Più precisamente l'illecito va sotto il titolo di “accesso abusivo ad un sistema informatico”. Lo ha stabilito la Cassazione Penale con la sentenza n. 34141 del 2019. Il profilo skype è protetto da una password, nel caso di specie di proprietà della moglie, pertanto entrare violandola o utilizzandola abusivamente è un fatto penalmente rilevante. Con questa motivazione la corte ha ribaltato le sentenze di primo e secondo grado che, invece, avevano assolto l'uomo.

La decisione riapre la questine dei limiti entro cui il coniuge tradito può raccogliere gli elementi utili ad addebitare la separazione all'altro coniuge. Pochi giorni fa, con la sentenza 33499 del 24 luglio, la Corte aveva escluso il reato per la moglie sospettosa che aveva fatto installare cimici e Gps nell’auto del marito.

Ora, sul tema della possibilità del coniuge tradito di entrare nei profili informatici dell'altro coniuge, la Cassazione si è mostrata molto rigorosa, stabilendo che anche se fosse stato vero, come affermato dalla difesa, che il computer era già aperto su skype e si trovava in sala da pranzo (perciò in uno spazio comune), la responsabilità non sarebbe venuta meno. Per la Suprema Corte è rilevante il fatto che l’improvvisato detective, si sia pacificamente trattenuto all’interno del sistema, navigando sul profilo della ricorrente, leggendo e stampando pagine di foto intime e conversazioni con un terzo, pur consapevole, dell’ovvia, volontà contraria della moglie.

Naturalmente lo stesso vale anche per l'accesso ai dialoghi riservati sui profili social.

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