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13ENNE VIOLA 35MILA COMPUTER, UNA BANCA LO ASSUME PER MONITORARE IL SUO SISTEMA In evidenza

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Ha violato i computer di 35mila cittadini e la rete del Municipio di Bergen, in Norvegia, tanto che l'Ente – in virtù delle nova normativa europea sulla privacy – si è beccato una multa di 17o mila euro. Ma la notizia più sconvolgente è che non si è trattato di un attacco informatico dei russi o dei cinesi: il misterioso hacker è infatti un ragazzino di 13 anni il quale, secondo la polizia, avrebbe agito semplicemente con spirito di sfida. Vittime soprattutto professori e studenti cui erano state sottratte le password e milioni di dati personali. In quel bottino, c’era qualcosa che sembrava aver attirato più di tutto l'hacker: pagelle e voti, giudizi degli insegnanti sui loro studenti, e curricula degli stessi insegnanti. Il sistema municipale che connette le scuole al web contiene informazioni sul nome, la data di nascita, l’indirizzo, il grado scolastico di chi lo usa. Quando uno studente o un professore (o un hacker) vi accedono, accedono anche alla piattaforma centrale per l’apprendimento, che a sua volta custodisce non solo i programmi di studio ma anche i giudizi dei professori su ogni singolo allievo. Insomma, la privacy viene demolita. Per questo motivo la sanzione all'amministrazione comunale ritenuta colpevole di non essersi protetta adeguatamente. E il ragazzo? Beh, lui non può essere punito, anzi, paradossalmente la sua impresa è stata premiata: la sua straordinaria abilità non è sfuggita a una delle più note banche online della città, la Sbanken, che lo ha assunto per le vacanze estive con il ruolo di consulente di fiducia, per fargli ricontrollare i sistemi di sicurezza e sottoporgli alcuni nuovi progetti digitali. Non è il caso di tracciare paragoni con la storia del famoso Vidocq, se non per il fatto che entrambi hanno evidenziato straordinarie capacità attraverso azioni illecite, mettendole poi al servizio della legalità

Dopo alcune malefatte giovanili, nel 1806 Vidocq propose i suoi servizi di “indicatore” alla polizia di Parigi. Nel 1811 il prefetto lo incaricò di organizzare un'unità in borghese, la brigata de la Sûreté (Brigata di Sicurezza) con il compito di infiltrarsi nella malavita. Il dipartimento di polizia riconobbe il valore di questi agenti in abiti civili, e nell'ottobre 1812, l’unità sperimentale venne trasformata in un'unità di polizia di sicurezza sotto la Prefettura di polizia. Vidocq ne fu nominato capo. Il 17 dicembre 1813, Napoleone Bonaparte firmò un decreto che rese la Suretè forza di polizia di sicurezza dello Stato. Da quel giorno in poi, fu chiamata la Sûreté Nationale. La Sûreté inizialmente era un piccolo nucleo (otto, quindi dodici elementi) e, nel 1823 arrivò a venti dipendenti. Un anno più tardi, si espanse ancora una volta, a 28 agenti. Inoltre, c'erano otto persone che lavoravano segretamente per la Sûreté, ma invece di uno stipendio, avevano ricevuto licenze per sale da gioco. La maggior parte dei subalterni di Vidocq erano ex-criminali come lui. Arruolò anche persone appena uscite di prigione, come ad esempio Coco Lacour che sarebbe poi diventato il successore di Vidocq presso la Sûreté. Una storia diversa rispetto a quella del genietto norvegese, il quale parrebbe poter però avere la stessa fortuna.

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